I calciatori contro il governo Il ministro: «Prudenza o stop»
Contestato il provvedimento che vieta gli allenamenti individuali ai club di serie A Spadafora a Tommasi: «O così o si chiude». Fifa: no alla ripresa fino a settembre
Il barometro europeo sul calcio e la sua ripartenza è un po’ starato. La Francia si ferma, così annuncia il premier Edouard Philippe. La Liga spagnola ottiene dal governo di Madrid quello che avrebbe voluto il nostro pallone, allenamenti individuali da lunedì e, una settimana dopo, in gruppo.
In Italia, le fibrillazioni continentali vengono raccolte dal ministro per lo Sport Spadafora e si trasformano, dalla versione francese a quella tricolore, in una sorta di avviso ai naviganti. «La prudenza che stiamo avendo sul calcio è ciò che lascia ancora uno spiraglio alla possibilità di ripresa del campionato: l’alternativa – così Spadafora – è fare come ha fatto la Francia, dire che ci fermiamo qui».
A fermarsi per riflettere su quanto uscito dalle ultime disposizioni governative sono i giocatori e il risultato è un’entrata in tackle sulla politica. Riuniti in Consiglio, i rappresentanti sindacali di ogni squadra puntano l’indice sulla «illogicità» del provvedimento: che senso ha impedirci l’allenamento, seppur in forma individuale, dentro ai più sicuri centri sportivi e consentirlo nei parchi? I calciatori chiedono al governo «di rivedere le norme» per cancellare «le evidenti distorsioni che ne derivano»: per l’Aic si è in presenza di «una discriminazione» visto che ad altri atleti è consentito quello che ai giocatori viene vietato. «Non c’erano alternative», sarà la risposta di Spadafora in una telefonata con Tommasi, numero uno dell’Aic.
L’intreccio fra l’Europa e la nostra realtà si fa sempre più evidente e stretto in tempi dove le mosse di uno possono influenzare quelle dell’altro soggetto politico in campo. Da noi si scivola sempre nella polemica, dai toni, spesso, forti. Così accade che la Figc prenda una posizione diversa davanti all’ira manifestata dalla Lega verso il ministro Spadafora: non che si tratti di un’amore, improvvisamente, sbocciato con l’esecutivo, ma solo il tentativo di raccontare i fatti così come si sono svolti e di cercare una via diplomatica alla crisi.
La Lega ha accusato Spadafora di non aver mantenuto fede a un presunto accordo sui tempi, stabiliti, della ripresa della Serie A. «Non c’è nessun accordo», così la Figc. «Ringrazio il presidente della Federcalcio Gravina per aver smentito le illazioni di qualcuno della Lega: si tratta – sottolinea Spadafora – del solito vizietto di qualche presidente di mettere in giro menzogne e falsità per fare pressioni sul governo».
Europa ed Italia. In Francia si fa sentire anche la voce del ministro per lo Sport Roxana Maracineanu che restituisce un po’ di speranza («Possono decidere di finire la loro stagione ad agosto o settembre»), da noi entra in scena il patron della Lazio, Claudio Lotito. «Troveremo Immobile e Dzeko ad allenarsi a Villa Borghese, il provvedimento fatto è illogico», dice.
Sullo sfondo il parere del presidente del Comitato medico della Fifa. «Il calcio – dice Michel D’Hooghe – non può riprendere fino al primo settembre». —
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