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Quando la Bondenese abbracciò Pelè Da Sarti a Poletti, i campioni matildei

Mirco Peccenini
Quando la Bondenese abbracciò Pelè Da Sarti a Poletti, i campioni matildei

Una piazza storica che per molti anni è stata al centro della scena del movimento estense: sfornando anche talenti di livello mondiale 

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Il racconto

Ci sono piazze che hanno contribuito a scrivere la storia del pallone di casa nostra, alcune delle quali non sono oggi al centro della scena. Tra queste, certamente, Bondeno. La Bondenese ha avuto il suo canto del cigno nel 2012, quando sfiorò l’arrivo in Eccellenza attraverso l’avventura di coppa, al termine di un periodo di grandi imprese sportive, con la salita in Promozione nel 2010, dopo la coda degli spareggi.

Ma non tutti sanno che il club matildeo visse alcune esaltanti stagioni in serie C, quando il pallone (parliamo dell’immediato dopoguerra) era quel ruvido e duro oggetto di cuoio, legato con i classici lacci. Calcio d’altri tempi, certamente. Ma per comprendere il motivo per cui Bondeno è latente dal calcio che conta, bisogna esaminare la storia recente.

Era il 25 aprile del 2012. La Bondenese si giocava a Cattolica le sue possibilità di accedere alla finale di Coppa Italia di Promozione, valevole per il salto di categoria. La formazione biancazzurra veniva dall’1-1 della gara di andata, acciuffato nei minuti finali dagli ospiti. Era dunque necessario vincere o pareggiare segnando almeno due gol.

parabola velenosa

Ma la gara non si era messa per il meglio: una parabola modificata dal vento sorprese il portiere Benenati, poi un gol su punizione costrinse i matildei a riversarsi in avanti. Segnò Freddi, riaprendo i giochi e colpì un palo Mantovani, con l’allora mister Mottola che tentò tre cambi in un colpo solo (tipo basket) per ribaltare il risultato, senza riuscirci. Finì 3-1 per i romagnoli e, probabilmente, lì terminò un capitolo importante della storia della Bondenese. Certamente, si concluse il ciclo della presidenza di Giuseppe Cavallini, nella quale si consolidò il fiore all’occhiello della società: il torneo Baby Goal, che portava in città le migliori formazioni giovanili in circolazione, comprese quelle di società professionistiche.

Seguirà una stagione fatta di ridimensionamenti e difficoltà varie: il terremoto aveva colpito duramente la zona e le attività produttive che sostenevano il progetto matildeo. La squadra concluderà quel torneo con una retrocessione maturata all’ultima giornata e, l’anno successivo, si decise di non fare tornare in campo la squadra della streghetta “Zanobia”.

eredità poco real

La cui eredità verrà raccolta dal Real Bondeno, l’anno successivo, e dalla Bondeno Calcio che continua tuttora la tradizione militando in Seconda categoria. Si è partiti volutamente dalla fine della storia, per apprezzare meglio la possibilità di rileggerla dall’inizio. In quanto, la storia della Bondenese è ancora lì, come un trofeo da ammirare. Una compagine nata nel 1921, per volontà di Girolamo Serafini, che volle che la sua squadra indossasse i colori nerazzurri, in omaggio alla sua città natale: Pisa. Soltanto in seguito, la Bondenese allineò i suoi colori sociali al biancazzurro del gonfalone della città. La Bondenese è stata il trampolino di lancio per giocatori che hanno fatto la storia del pallone nazionale, come Italo Allodi, che da dirigente fece le fortune di Juventus, Inter, Fiorentina e Napoli; oppure Giuliano Sarti, portiere di Inter, Fiorentina, Juve e della nazionale italiana. Proprio Sarti, durante la sua ultima visita a Bondeno, negli anni Novanta, raccontò alla Nuova come da ragazzino amasse recarsi a pescare lungo il Panaro, nel bilancione situato davanti al Borgo di San Giovanni.

«Portavamo l’olio e la farina - disse in quella circostanza - per poi friggere il pescato». Testimoniò il suo legame con la città, immutato nonostante la fama e i trionfi. Sarti giocò nei biancazzurri in Promozione fino al ’54, quando fu trasferito ai viola assieme a Raoul Tassinari (ex Prato e Arezzo).

La Bondenese finì addirittura sulla schedina del Totocalcio, nella stagione ’55-56 nel campionato di IV serie, in una delicata trasferta a Mantova che la vide battuta per 3-1. Come testimoniato dal libro sulla storia del club, pubblicato negli anni Novanta da Valerio Zappaterra, ex giocatore biancazzurro.

totem

I pilastri di quel periodo calcistico furono tanti: come Giuseppe Bergamini, detto “Basef”, del quale esiste una poesia dell’autore locale Euno Borsatti: «Baséf giocò nel Messina e nell’Arezzo, ma non dimentichiamo anche lo stesso portiere Ferruccio Pollastri. Un’autentica figura di spicco, che militò in serie C e che fu allenatore di tantissime squadre – ricorda di lui l’ex presidente della Bondenese, Giuseppe Cavallini –. Allenando anche i portieri della Bondenese. Un grandissimo personaggio, al quale il 5 giugno 2011 fu intitolato lo stadio. In quanto, il campo sportivo di via XX Settembre non aveva ancora un nome, si chiamava semplicemente “stadio Comunale”».

«Penso che sia stato intitolato ad un giocatore che fece la storia di quella Bondenese - aggiunge Cavallini - la quale arrivò a livelli importanti, mai più raggiunti successivamente». Il giorno dell’intitolazione fu una parata per il settore giovanile, la prima squadra ed il volontariato che ruotava attorno al club. «La Bondenese - conferma Cavallini - deve tutto, probabilmente la sua stessa storia, al volontariato».

Nel 1959/60, esordì in biancazzurro il giovanissimo Fabrizio Poletti, vicecampione del mondo nel 1970 e del quale resta celebre una foto in cui abbraccia niente di meno che Pelè. In tempi successivi vestirono la maglia della “Zanobia” anche Franco Fabbri (ex Spal e Bologna), nel 1976-77, e Fabio Roda, con quest’ultimo che vestì la maglia della Spal collezionando 18 presenze nella nazionale Under 15 e 16.

la marcia

«La Bondenese si presenta con un ruolino di marcia importante - commenta Cavallini -: durante gli anni della mia gestione abbiamo cercato di portare avanti una società con una storia di élite. Sono stati, onestamente, molto bravi coloro i quali ci hanno preceduti, mentre noi abbiamo fatto il possibile. Ma presiedere la Bondenese è stata per me una bellissima esperienza».

La storia potrà riprendere in futuro? «Devo dire che non sto più seguendo il calcio locale come prima –-ammette Cavallini - penso, però, che se la situazione era già molto complessa ai tempi in cui ero presidente, quella attuale lo è maggiormente». —

Mirco Peccenini

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