Barabani rilancia Ferrara Nuoto «Anche le piscine vanno riaperte»
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Palestre e piscine rimangono il cruccio ed il problema maggiore. Gli amministratori da un lato sono ben consci dell’importanza di riaprirle, dall’altro essendo strutture al chiuso riuscire ad ottemperare a tutti i protocolli per la sicurezza è problematico. Le società però premono e ieri è intervenuto anche Roberto Barabani, dirigente di Ferrara Nuoto. Che manifesta la forte preoccupazione per la sopravvivenza di tutto il settore.
«È curioso sentire dire che dal 4 maggio gli atleti di alto livello e di interesse nazionale possono tornare a svolgere i propri sport individuali, ma se il Governo non prevede anche un piano di aiuti economici per i gestori degli impianti sportivi che cercano di riaprire allora qualcosa non torna». Cosi esordisce Barabani, presidente e direttore sportivo di Ferrara Nuoto, parlando della cosiddetta “fase 2” nella quale il mondo dello sport dovrebbe ritornare a “vivere”. Alcune discipline infatti stanno riprendendo a Ferrara come nel resto d’Italia ma fra esse manca proprio il nuoto, uno degli sport con il maggior numero di tesserati del nostro Paese, uno sport che sta soffrendo molto in questo delicato momento. In Italia oggi la Fin conta oltre 1400 società affiliate e circa 5 milioni e mezzo di praticanti.
la differenza
«È noto che a differenza di altri sport, nel nuoto è bene non fare pause troppo lunghi: il nuotatore, infatti, può tenersi in forma anche fuori dall’acqua per un breve periodo ma deve rientrarvi il prima possibile per non perdere la “memoria” muscolare e tutelare l’abitudine al gesto natatorio. Se consideriamo che un nuotatore si allena in media dalle 12 alle 20 ore a settimana in acqua, oltre alle sedute in palestra, si può immaginare come una pausa di ormai oltre 58 giorni possa compromettere una normale ripresa dell’attività» prosegue Barabani, che è anche allenatore del gruppo di alto livello di Ferrara Nuoto e docente regionale del SIT (settore istruzione tecnica) della Fin.
«In Italia ci sono 107 province e se il Governo, in accordo con i comuni le regioni e la Federazione, avesse per esempio individuato un impianto natatorio per ogni singola provincia per il quale destinare un fondo per sostenere la riapertura, alla luce della difficile situazione economica in cui siamo, avrebbe in tal caso potuto permettere una reale ripresa di almeno parte del movimento natatorio italiano di alto livello».
il rilancio
«Le piscine in Italia non sono solo dei semplici impianti sportivi - incalza Barabani - ma dei presidi di benessere salute e sicurezza pubblica. Ringraziamo per l’attenzione verso il mondo dello sport che sta dando l’assessore Andrea Maggi, speriamo ora che il Ministero dello sport possa davvero comprendere la necessità di intervenire in modo più ampio per aiutare a far ripartire il mondo del nuoto». —
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