Il Motoclub 44011 racconta Massimo Broccoli «In avvio comprava le moto, poi arrivò tra i big»
Motociclismo. La memoria storica Teseo Villani ripercorre la saga del pilota di San Biagio capace di vincere nella 500 a Vallelunga
la storia
Gli oltre cento soci del Motoclub 44011, dalle provincie di Ferrara, Ravenna e Bologna, non potevano certo immaginare – quando nel febbraio scorso si sono riuniti al ristorante Ai Dossi per l’annuale cena di tesseramento e presentazione del programma di attività – che di lì a poco l’emergenza sanitaria avrebbe bloccato tutto.
stop forzato
In questo periodo di motori forzatamente spenti, la voglia di rimontare in sella è ovviamente tanta. Ma per ora si può solo... lucidare la carena ripensando ai bei momenti trascorsi.
Il club raccoglie appassionati di tutte le discipline – turismo, velocità, enduro, cross, epoca – e alcuni dei soci, nel tempo, si sono distinti raggiungendo apprezzabili risultati. Ospiti d’onore di quell’ormai lontana cena, intitolata “Piloti di ieri e di oggi”, erano proprio loro: Massimo Broccoli, Giordano Tarroni, Paolo Caprioni e Manuele Mantovani.
Massimo Broccoli, in particolare, dalla piccola frazione di San Biagio di Argenta è riuscito a farsi strada nel motomondiale 250, 500 e 750 tra gli anni ’80 e ’90.
il racconto
Ripercorriamo la sua carriera con il suo concittadino Teseo Villani, 86 anni, memoria storica del Motoclub 44011, del quale è socio e addetto alla logistica da quando è stato fondato da Marco Antolini nel 2007.
«Persi la testa per le due ruote subito dopo la guerra, nel 1946, quando, a 13 anni, assistetti a una gara su circuito cittadino a Lugo. E da allora non le ho più lasciate… – esordisce Teseo –. Quanto a Broccoli, negli ultimi anni ’70 facevamo parte dello stesso gruppo di appassionati: andavamo a vedere le corse nei circuiti e a fare le pieghe in collina. Massimo avrebbe voluto gareggiare già allora, ma era minorenne, suo padre non era d’accordo e non voleva fargli la firma quindi ha dovuto aspettare di compiere 21 anni», continua Villani.
«Il suo modello era Giordano Tarroni, un altro pilota argentano degli anni’70. Tarroni faceva l’idraulico e correva con la sua Suzuki di proprietà, trasformata per le corse. Massimo, giovanissimo (avrà avuto 15-16 anni), gli faceva da meccanico. Ricordo quando partivano con il furgone dell’artigiano per raggiungere i circuiti di gara. Il suo mentore smise di correre nel ’75 a causa di un grave incidente, ironia della sorte nello stesso circuito e sulla stessa curva in cui lo ebbe lui anni dopo».
sacrifici e successi
Quanti sacrifici per farsi strada...
«Doveva comprare di tasca sua le moto con le quali partecipare alle gare e, per rincorrere i suoi sogni di gloria, dovette dimettersi dalla Marini, l’azienda nella quale lavorava».
Ma i risultati gli davano motivazione: «A partire dal 1980 vinse il trofeo Laverda e il campionato europeo 250 in sella a una Yamaha, con la quale partecipò anche ad alcune gare del mondiale. Andava avanti grazie a qualche sponsor e alle collette di amici e conoscenti. Poi venne notato dalla Ducati e ingaggiato come collaudatore di moto da corsa e da strada. E gli davano la moto per gareggiare in 500 e 750. Nell’82 vinse il TT2 nazionale».
Finalmente approdò tra i grandi: «Corse come pilota ufficiale con la Cagiva 500 in coppia con Randy Mamola. Durante una gara, il telecronista della Rai disse che gli sembrava impossibile che uno come Broccoli fosse tra i primi. Si incavolò di brutto!». Non conseguì mai il titolo mondiale, ma qualche successo sì: «Vinse nelle 500 a Vallelunga su Lucchinelli e Ferrari. Ai tempi correva anche il padre di Valentino Rossi, Graziano, con la Morbidelli».
l’incidente
A inizio anni ’90 la sua carriera finì però bruscamente: «Correva nelle 750 a Misano, ebbe un brutto incidente. Un altro pilota lo sorpassò da destra all’uscita della curva della Quercia e lo colpì: la sua gamba rimase tra il blocco motore della Ducati e la ruota anteriore della Kawasaki dell’antagonista, spezzandosi in una frattura scomposta di tibia e perone. All’Ospedale di Riccione gli misero dei chiodi, però ebbe un rigetto e continue infezioni. Ci tirò dentro più di un anno… e perse il treno. Lo sostituirono. Dopo fece solo qualche gara. Un peccato, avrebbe potuto continuare ancora», conclude Teseo.
Ora Massimo Broccoli abita a Imola e organizza attività motociclistica privata nei circuiti. Perché le due ruote restano nel cuore per sempre.
Per informazioni sull’attività, chi è interessato può rivolgersi a questo riferimento: Asd Motoclub 44011 – Tel. 338. 8692405. –
federica tarroni
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