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Pedriali, dallo scudetto alla panchina Bomber spallino poi mister dei baby

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Massimo Pedriali classe 1971, attaccante prima, allenatore dopo, una vita nel calcio fra Serie C e Serie D. Inizia la carriera da calciatore nel settore giovanile della Spal, con i Giovanissimi diventa campione d’Italia, resta nel vivaio spallino e a 17 anni debutta in prima squadra in C1 (Spal-Carrarese).

Non ancora maggiorenne viene venduto all’Empoli dove ha avuto allenatori Spalletti e Guidolin, come compagni Montella, Galante, Birindelli. Ha giocato in serie C2 con la Centese, il Fiorenzuola, il Mestre e il Pordenone. In Serie D ha giocato anche in altre realtà come Carpenedolo vincendo il campionato, a Chioggia, con la Giacomense, a Porto Viro e ad Adria. Proprio con l’Adriese è stato prima giocatore e poi giocatore-allenatore in Eccellenza portando in salvo il club. Nell’annata successiva (2009/2010) vince il campionato. Dopo un campionato in Serie D ad Adria approda alla Spal nel settore giovanile, per quattro anni.

Dal 2014 fa parte degli allenatori del settore giovanile del Padova. «Da calciatore aver vinto il campionato da ragazzino con la Spal è stata la soddisfazione più grande - dice Pedriali -: perché indossare lo scudetto sul petto è una sensazione unica. Abbiamo battuto il Torino in semifinale e in finale il Teramo. Poi è stato molto emozionate debuttare in prima squadra».

Poi il passaggio dalla Spal all’Empoli a 17 anni... «In quel momento avevo molte richieste. Giravano voci anche per la A dove sarei andato a fare la Primavera, poi fui venduto all’Empoli in C1, in prima squadra: catapultato in un mondo nuovo».

Un attaccante con una buona media realizzativa, qualche rammarico o soddisfatto della carriera? «Sono contento della mia carriera da calciatore perché, alla fine, ho fatto il massimo e non mi posso rimproverare nulla». E ad Adria il passaggio da giocatore a giocatore-allenatore... «Sinceramente non avevo ancora l’idea di allenare, poi a sei giornate dalla fine eravamo ultimi in classifica e il ds Longato mi ha chiesto di diventare allenatore dopo un confronto con lo spogliatoio. Non avevo niente da perdere, avevo 38 anni, era una buona possibilità anche se eravamo ultimi in classifica e non era facile. Abbiamo fatto quattro vittorie e ci siamo salvati. Nell’annata successiva, con qualche innesto, abbiamo vinto il campionato. Allenare era diventata la mia priorità». Con il ritorno alla Spal... «C’è stata l’opportunità di entrare nel settore giovanile della Spal. Avevo giocato lì ed era il massimo per me tornare dove avevo debuttato da calciatore. Dopo due mesi divento tecnico della Berretti, squadra principale del vivaio. Per due volte ci siamo qualificati per le fasi finali. Sono stato quattro anni a Ferrara». Da Ferrara a Padova... «Sono stato chiamato per allenare uno dei settori giovanili più importanti e, con soddisfazione, sono ormai da cinque anni a Padova». —

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