Bundesliga con gli stadi vuoti ma il calcio adesso è tornato
Il bomber Haaland (Borussia Dortmund) firma il primo gol dopo il lockdown Mascherine e controlli temperatura. Sorveglianza della polizia in elicottero
Bisogna aggiornare la fortunata definizione di Gary Lineker: il calcio non è più lo sport in cui 22 atleti rincorrono il pallone e alla fine vincono i tedeschi, ma quello che – chissà per quanto – giocano soltanto loro. Allora si può. Bentornata Bundesliga: anche il capocannoniere di Messico 1986 figura tra il miliardo di telespettatori di 200 Paesi che hanno visto almeno un’immagine della 26ª giornata del campionato tedesco rimpiangendo il proprio, costretti a guardare il «fußball» in regime di monopolio, prima lega al mondo ad avere il coraggio di prendere a calci (anche) la pandemia.
S’è divertito twittando «Schalke 0-4» dopo il 4-0 del Borussa Dortmund nel derby della Ruhr, perché nonostante l’effetto acquario – gli stadi vuoti, i giocatori ingessati dal protocollo sicurezza e dalla consapevolezza di essere studiati da tutto il mondo – alla fine calcio (quasi) vero è stato. Meglio di niente, non solo per i 60mila lavoratori dell’indotto e i 300 milioni dell’ultima rata di diritti tv che Bayern&C potranno serenamente incassare. Si spera che Serie A, Premier e Liga – oltre a Nba e Nfl – abbiano preso appunti.
Dopo mezz’ora di pudore, quasi imbarazzo nel tornare in campo (il 56% dei tedeschi s’era detto contrario in un sondaggio), ci ha pensato Erling Braut Haaland, il bio-bomber arrivato dal futuro, a lanciare il calcio oltre l’ostacolo. E chi sennò? Suo il primo gol dell’era D. C., dopo (facciamo durante?) coronavirus: a 19 anni è già a 41 in 34 partite, uno all’ora nella Bundesliga frequentata appena da gennaio.
Subito a segno nel derby come negli altri esordi, in Champions e in campionato, con Salisburgo e Borussia. Durante lo stop ha sgarrato solo a tavola, l’amore per la pizza con il kebab ne ha contaminato lo stile di vita «Bio-Hacking», sveglia all’alba, almeno 8 ore di sonno, niente schermi prima di dormire, yoga e dieta senza carboidrati né alcol, ma non la capacità di restare impermeabile a ogni situazione, a ogni emozione. Impressionante. L’anticorpo perfetto, anche agli insulti di Jean-Clair Todibo, perché va bene il nuovo calcio ma non esageriamo. Inedita sì l’esultanza, di Haaland, balletto a un paio di metri da Julian Brandt. E del Borussia a fine partita davanti al «Muro giallo», come se il solito esercito di tifosi ci fosse stato davvero. Ma senza prendersi per mano. «Non posso essere in forma come due mesi fa ma ho lavorato parecchio – così il ragazzo prodigio –. Non abbiamo avuto paura di nulla». Ora la palla passa ai tamponi: 20mila per 9 giornate, saranno i test a dire se si taglierà il traguardo.
Squadre arrivate con due bus e controlli temperatura, arbitri in ritardo per scaglionare gli ingressi in campo, polizia in elicottero a sorvegliare gli stadi vuoti, interviste a distanza di manico di scopa, le cinque sostituzioni (Schalke, Paderborn, Hertha, Eintracht e Borussia Mönchengladbach): s’è visto di tutto nell’acquario della Bundesliga. A Lipsia, dove i mascherati forse futuri milanisti Julian Nagelsmann e Ralf Rangnick non sono andati oltre l’1-1 con il Friburgo, una scala per aerei ha aiutato le riserve a sistemarsi in tribuna. In mezzo a chi ha baciato l’erba o ci ha dato di gomito come da manuale (ad esempio Thuram junior, Borussia Mönchengladbach), anche qualche esultanza a luci rosse.
Matheus Cunha, brasiliano dell’Herta, il più focoso: non ha resistito ad abbracciare Vedad Ibisevic dopo il 2-0 da ex all’Hoffenheim, quindi ha segnato il 3-0 per godersi le effusioni dei compagni. Per i tifosi cartone, a Mönchengladbach, c’è invece da aspettare ancora una settimana: in ogni caso li abbiamo già visti qualche anno fa a Trieste, creatività italiana. Si giocava a porte aperte, però. —
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