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La proposta di Fabbri per il movimento rosa

Dario Cavaliere
La proposta di Fabbri per il movimento rosa

L’allenatore ferrarese ha già presentato una riforma «Serve un’élite più competitiva». Il Fedia è alla finestra

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Come tutti gli sport anche il rugby sta guardando avanti per ricominciare.

gli interrogativi

In ambito locale c’è il via libera per gli allenamenti individuali per il Cus Ferrara ed il Fedia, ma il mondo ovale si sta interrogando sul quando tornare a giocare; per ora però le risposte sono nulle. Menti creative hanno ideato un surrogato virtuale di campionato femminile, la “Serie V” che sta riscuotendo grande successo e che vede il Fedia ai quarti, ma per quello reale permangono forti dubbi. Un po’ tutti però stanno sfruttando questa pausa forzata per capire quali accorgimenti inserire per migliorare. In quest’ottica il rugby femminile italiano, che per le caratteristiche delle squadre in campo necessita di correzioni, è molto attivo.

la commissione

In seno alla Federazione c’è una commissione coordinata dalla g. m. Maria Cristina Tonna e formata da tecnici addetti ai lavori che ha questo scopo; di questa commissione fa parte anche il tecnico ferrarese Andrea Fabbri, allenatore della Rappresentativa nazionale in rosa alla prima World Cup del 1991.

Mentre la sospensione ha di fatto annullato promozioni e retrocessioni, il ruolo di questa commissione è ritornato in auge la scorsa settimana quando dalla Francia è rimbalzato il varo di una riforma nel femminile che – guarda caso – è pressoché identica ad una proposta che fece tempo fa proprio Fabbri e che sempre per casualità avrebbe poi visto interessato direttamente il Fedia.

parla il tecnico

«Come tutta l’attività rugbistica, anche la stagione del femminile è stata interrotta a febbraio con il Fedia impegnato a contendere a Torino e Treviso un posto salvezza in élite – dice Fabbri –. Dopo anni in cui si era giocato dividendo le squadre in Nord e Centro-Sud, con una differenza tecnica abissale fra i due gruppi, per quest’anno si era pensato di suddividere le squadre iscritte al campionato in un girone élitario e in tre gironi territoriali con promozioni e retrocessioni. Però anche con questa suddivisione nella stessa élite i punteggi eclatanti non sono mancati e quindi prima dello stop già circolavano le voci sull’eventuale ma necessaria riorganizzazione dell’attività futura».

l’idea

«A complicare le cose – continua Fabbri – il fatto che spesso da un anno all’altro le squadre cambiano, per cui omogenizzare i livelli tecnici non è semplice. L’idea (sulla falsariga di quella attuata in Francia; ndr) sarebbe di ridurre o mantenere numericamente l’élìte in maniera da renderla più competitiva soprattutto in vista degli impegni della Nazionale, dato che quasi tutte le giocatrici vengono dai club di vertice. Per quanto riguarda la promozione dal territoriale, necessaria vincolarlo ad un barrage che determini gli effettivi valori in campo. Per fare un esempio relativo a casa nostra, il Fedia che poteva tranquillamente retrocedere, in amichevole aveva battuto agevolmente realtà con già la promozione in tasca. Di conseguenza i livelli invece di omogenizzarsi si sarebbero ulteriormente allargati e per certe squadre la prossima stagione potrebbe rivelarsi una inutile cavalcata contro avversari poco credibili, cosa da evitare se si vuole migliorare». –

Dario Cavaliere

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