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Va reinventato il fattore campo Senza tifosi meno vittorie interne

Alessio Duatti
Va reinventato il fattore campo Senza tifosi meno vittorie interne

Una statistica evidenzia come senza pubblico l’indice di successi casalinghi cali dal 46 al 36%. Alla ripresa della Bundesliga una sola affermazione (su nove gare) delle squadre ospitanti 

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il dato

In vista dell’ormai certa ripresa del campionato (anche se abbiamo imparato a capire che l’ordine apparente può esser sovvertito da un giorno all’altro), spunta un campanello d’allarme per chi dovrà giocare nello spettrale scenario a porte chiuse che si presenterà nel finale di torneo.

numeri e contraddizioni

Lo dicono i numeri di una freschissima statistica, realizzata dopo la riapertura della Bundesliga tedesca: chi ha gli stadi più caldi, rischia di perdere qualcosa in più. Tradotto: chi come la Spal è abituata a giocare in una bolgia d’amore manifestata dalla propria gente, si troverà probabilmente maggiormente in difficoltà rispetto alle altre. Perché ben sette delle restati dodici sfide di campionato i biancazzurri le avrebbero giocate davanti al pubblico amico, che per forza di cose non potrà presenziare.

Certo, c’è un’obiezione, relativa all’andamento interno dei biancazzurri che quest’anno non hanno certo fatto del “Paolo Mazza” un fortino inespugnabile. Anzi: il bilancio complessivo parla di appena 8 punti conquistati (2 vittorie, altrettanti pareggi e ben 8 sconfitte) a fronte dei 10 intascati in trasferta. È dunque evidente che in questa stagione il fattore campo per la Spal non è stato particolarmente brillante. Spinta e calore, però, non sono mai mancate e probabilmente nell’ultima decisiva fetta della stagione avrebbero potuto fare la differenza nel trascinare i giocatori oltre ogni difficoltà. Il gruppo di mister Gigi Di Biagio, se si riprenderà come sembra veramente, trascorrerà un’estate al “Mazza” in solitaria, ma di certo non abbandonata dai pensieri e dalle speranze di salvezza della propria gente.

risultati e cartellini

Dicevamo del fattore campo. Tornando alla fresca statistica citata in precedenza, notiamo che in Germania nella prima volta interamente a porte chiuse si è registrata soltanto una vittoria casalinga su nove partite totali. Aggiungiamoci un recente studio svolto sull’impatto che la folla locale (quella di Ferrara è riconosciuta in maniera strepitosa in tutto il panorama del tifo) può avere su una partita e su tutte le componenti umane che agiscono in tale contesto: giocatori e arbitri. Insomma, chi gioca in casa (senza tifosi) perde sicuramente qualcosa.

E lo testimonia l’andamento delle ultime 161 gare a porte chiuse (103 delle quali in Italia…) disputate da oltre quindici anni a questa parte nelle Coppe e nei principali campionati europei: con la presenza del pubblico amico la squadra di casa solitamente vince il 46% delle volte. Senza, il numero percentuale cala di ben dieci punti (36%). La situazione dei pareggi aumenta sensibilmente con le porte chiuse, mentre il “no local fan” fa balzare in alto il numero delle vittorie esterne (+8%). Anche i dati dei gol fatti suggeriscono che senza la spinta dei propri tifosi (e sappiamo bene quanto a Ferrara sia notevole quando la Spal attacca “sotto” la Curva Ovest) le squadre casalinghe segnano meno: da 1.45% a 1.23. E ancora col capitolo arbitri: i numeri non garantiscono una cifra influente sul fattore espulsioni o macro decisioni (vedi rigori), ma il dato che testimonia la variazione sono le ammonizioni degli ospiti. Le squadre di casa con il proprio pubblico “fanno ammonire” in media 2.28 giocatori ospiti. A porte chiuse tale media si abbassa 1.90. Un calo piuttosto netto. Un intervento falloso, infatti, è spesso ingigantito – come ha sottolineato un intervento dell’ex arbitro Graziano Cesari, sollecitato in proposito – dal boato del pubblico locale che di sovente induce al cartellino gli arbitri «di minor personalità» (Cesari dixit).

le proteste dei tifosi

A parte le statistiche, che comunque ci danno una lettura sulla penalizzazione teorica che avrà la Spal nel disputare il 60% delle proprie gare interne senza la propria gente, rimane il fatto della tristezza appurata del calcio che sarà nei prossimi mesi. Senza quella magica atmosfera generata dal chiacchiericcio pre-partita, dai primi cori, dallo sventolio delle bandiere, dalle forti esultanze, dalle maxi imprecazioni e da tutto ciò che viene trasmesso al cuore durante un match della propria squadra. Non a caso la protesta dei tifosi organizzati delle Curve di mezza Europa, di cui abbiamo dato conto nei giorni scorsi, è ulteriormente salita, con altri collettivi che si sono aggiunti a quelli che avevano aderito fin dall’inizio per dire no alla ripresa dei vari campionati in regime di porte chiuse. –

Alessio Duatti

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