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Proteste a distanza di sicurezza Tutti a un metro e mezzo dall’arbitro

Guglielmo Buccheri

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Fischietto sanificato in bocca e distanza di sicurezza. La ripartenza degli arbitri va di pari passo con quella della serie A: ottenuto il via libera (giovedì ci sarà il verdetto definitivo) i nostri direttori di gara riassaporeranno il gusto di una preparazione partita.

Il fischietto sanificato sarà quello che ogni arbitro custodisce e si porta dietro da tempo, in molti casi dal momento della prima volta. La distanza di sicurezza, in ossequio al distanziamento sociale, racconta di una zona franca di un metro e mezzo: guai ad entrarvi da parte di chi, capitani compresi, intende chiedere spiegazioni per un fischio o un non fischio.

Proteste nel mirino

Un metro e mezzo. Lo ha chiesto il nostro designatore Nicola Rizzoli e l’Uefa ha accolto la riflessione facendola propria: la distanza di sicurezza la vedremo applicata nei quattro campionati più suggestivi d’Europa se, dopo la Bundesliga, il pallone ricomincerà a correre in Italia, Spagna ed Inghilterra.

Il metro e mezzo fra l’arbitro ed il resto del mondo sul terreno di gioco avrà l’effetto, o dovrebbe avere, di cancellare l’immagine, fra le più frequenti, di giocatori pronti ad accerchiare il direttore di gara. «Sarà necessaria una nuova cultura ed un nuovo modello di comportamento da parte di tutti i calciatori. Dettata dal momento, questa necessità può rappresentare una bella eredità per il futuro...», così Rizzoli.

Qualcosa si è già intravisto nelle prime uscite della Bundesliga, qualcosa di nuovo potrebbe nascere: stop alle proteste o alle scene di isterismo.

Entrare nella zona rossa non si accompagnerà in automatico ad un provvedimento disciplinare, farlo dopo che il divieto è stato ricordato, sì: l’agonismo e l’adrenalina può portare a sconfinare, ma occorrerà accorgersene subito.

Etica del rispetto

La parte del protocollo dedicato alla sicurezza degli arbitri racconta anche di abitudini da cambiare: oltre al fischietto verrà sanificato l’orologio ed ogni strumento di lavoro, la Var resisterà senza variazioni al copione se non nel numero degli addetti davanti alla tv nel chiuso di una stanza (da quattro a tre, mascherina, guanti e plaexiglass).

«Spero che il virus insegni l’etica del rispetto...», sottolinea il presidente dell’Associazione arbitri Marcello Nicchi. Etica del rispetto che deve ripartire dal metro e mezzo di distanza fra chi vuole parlare con il direttore di gara e l’arbitro: l’intenzione non è quella di aumentare i cartellini gialli o rossi, ma di non trovarsi più di fronte al caos o agli insulti. Nel silenzio di stadi vuoti ogni parola, in campo o panchina sarà come un sasso. —



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