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Lippi: «Campionati da concludere ma non mi piace l’ipotesi play-off»

Antonio Barillà

Il ct campione del mondo nel 2006 vuol vedere le squadre in campo «Tutto riparte ed è giusto che anche il calcio riprenda in sicurezza» 

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l’intervista



La normalità di Marcello Lippi è una passeggiata al porto, tra il profilo della sua Viareggio e l’azzurro. Schegge di quotidianità che diventano conquiste, aspettando, dopo l’emergenza, di capire meglio il futuro e metabolizzare la convivenza con il coronavirus: «Non dobbiamo abbassare la guardia né dimenticare quello che è successo, però le cose adesso vanno meglio ed è giusto che la vita, piano piano, riprenda».

La normalità, per chi si nutre di calcio, è anche un pallone che rotola, e l’ex ct non vede l’ora che gli stadi si riempiano: non di tifosi, ovviamente, le porte saranno sbarrate, ma di gol e dribbling, tackle e discese, incitamenti e imprecazioni che nel silenzio degli spalti si sentono come all’oratorio. «Sembra quasi – sospira il tecnico – che sia da irresponsabili chiedere la ripartenza dei campionati, ma chi, come me, è favorevole premette da sempre che debba avvenire in sicurezza. Se tutto ricomincia, adattandosi a nuove regole, perché mai il calcio non dovrebbe? La verità è che attorno c’è troppa demagogia. All’interno c’è più sensibilità di quanto la gente immagini».

Giovedì prossimo Governo, Figc e Lega si riuniranno in un vertice decisivo: la sensazione è che la Serie A segua le orme della Bundesliga, già tornata in campo, e della Liga, la cui ripresa è stata appena annunciata.

«Speriamo non facciano scherzi, c’è da aspettarsi di tutto. Non comprendo, sinceramente, remore così tenaci davanti alla garanzia del rispetto dei protocolli. I giorni più duri sono passati e all’ombra del virus dovremo abituarci, l’importante è seguire le norme per la tutela sanitaria: il calcio le ha stabilite, è giusto che riparta».

Esiste il rischio di scoprire un calcio diverso, spogliato di spontaneità? Senza più scambi di maglia, capannelli attorno agli arbitri e abbracci dopo i gol.

«Sarà il calcio di sempre: gli accorgimenti dettati dalla particolarità del momento non ne graffieranno l’essenza e le prime partite del campionato tedesco lo dimostrano. L’unica, vera anomalia è l’assenza di pubblico, per il resto non ho visto condizionamenti nel gioco e i contrasti sono stati quelli di sempre. Quanto alle esultanze, i calciatori hanno dimostrato maturità: ne hanno inventate di nuove, mantenendo le distanze, e solo in pochi casi hanno ceduto alla tentazione degli abbracci. Comunque parliamo di contatti fra persone sane, che scendono in campo dopo aver effettuato tamponi e test sierologici».

La lunga inattività lascerà tracce profonde su condizione atletica e motivazioni?

«Ci saranno inevitabilmente difficoltà e bisognerà mettere in conto infortuni. Però vale per tutti, le squadre partiranno alla pari: a mio giudizio quelle che posseggono un’organizzazione collaudata incontreranno meno problemi rispetto a quelle che puntano più sull’aggressività e sull’agonismo».

Per completare la Serie A mancano dodici giornate: cosa pensa dei play-off previsti, in caso di nuova interruzione, dal piano B?

«Non piacciono a nessuno. Appartengono a tantissimi sport importanti, ma le categorie più alte del calcio sono disabituate. La mia speranza è che non si debba ricorrere a formule inedite e alternative, però finire i campionati è prioritario: interromperli definitivamente, assegnare verdetti in base a una classifica parziale, sarebbe assurdo sul piano economico e sportivo. Pensate ai sacrifici dei club che hanno investito sul mercato d’inverno per raggiungere i propri obiettivi o alla frustrazione di chi non può portare avanti un’annata fantastica e si trova costretto a ripiegare sogni e ambizioni: l’esempio più evidente è la Lazio, in piena corsa scudetto».

Al momento dello stop, i biancocelesti attraversavano un momento d’oro. Sono stati i più penalizzati in assoluto?

«La Lazio possiede qualità e compattezza, ha un ottimo portiere e difensori forti, il capocannoniere del campionato e un bravo allenatore: può competere legittimamente e prima dell’interruzione stava benissimo, però il suo slancio non era isolato: anche la Juve era in crescita, la bella vittoria sull’Inter lo ha dimostrato».

Per lo scudetto immagina una sfida tra Lazio e Juve o l’Inter può inserirsi?

«I nerazzurri hanno una partita in meno e se vincono il recupero balzano a -6 dalla vetta. A quel punto, i giochi possono riaprirsi perché Conte è bravissimo a trasmettere grinta e motivazioni: in un torneo lungo dodici giornate possono rivelarsi determinanti».

C’è chi sostiene che le cinque sostituzioni favoriranno la Juventus.

«Qualsiasi scelta si faccia, c’è sempre chi ha da ridire. Certo, chi ha ventidue giocatori di alto livello gode di un vantaggio, ma a fare la differenza sarà soprattutto il gioco: le squadre che si muovono a memoria, con una fisionomia precisa, staranno meglio, al di là delle rotazioni, di chi punta sui muscoli e sulla tecnica dei singoli».

La Champions rischia di cambiare davvero volto: non sono escluse partite secche ai quarti e una Final Four.

«La coppa giocata in pochi giorni sarà strana, ma dopo tre mesi di inattività in Europa, per chiudere la stagione in tempi brevi, qualche compromesso va accettato. E l’Uefa ha fatto bene a privilegiare i campionati: comprendo lo stupore davanti a chi ha deciso di chiudere con troppa fretta».

L’Europeo spostato di un anno sarà utile all’Italia?

«Mancini ha fatto un ottimo lavoro e i test cancellati con Germania e Inghilterra sarebbero stati importanti per misurare il valore azzurro. Ma un anno in più favorirà la crescita del gruppo e permetterà di recuperare gli infortunati».

Si parla di riannodare i fili dell’intero calcio italiano: lei crede che anche la Lega Pro possa concludersi?

«Gravina, presidente della Figc, ama il calcio e vorrebbe ripartire a tutti i livelli, ma bisogna prendere in considerazione anche le istanze di chi vive la C, del presidente Ghirelli e dei medici sportivi: la voglia c’è, ma non tutte le società sarebbero in grado di rispettare certi protocolli e gli ostacoli si rivelerebbero insormontabili. Giusto ripartire, ma in totale sicurezza». —



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