Schincaglia: «Come rimetto in moto il Kleb» Mantenimento, novità e uno sguardo al futuro
Basket serie A2. Il preparatore atletico dei biancazzurri spiega i progetti di lavoro dello staff in questa lunga fase di stop dell’attività agonistica
l’intervista
Marco Nagliati
Tempo di alchimisti. Centellinare, dosare... I preparatori atletici, già fondamentali nel corso di una stagione sportiva, ora sono ancora più determinanti. Devono conservare e preservare, tonificare i muscoli degli atleti per un futuro che prevederà una ripresa. Manca una data. Né c’è uno storico cui fare riferimento per trarre esperienza. Un po’ alchimisti dunque, non è una scienza esatta quella che si occupa di tendini e articolazioni, ed esploratori. Andrea Schincaglia (classe ’89) è il giovane preparatore “fisico” del Kleb Basket. La pallacanestro non riprenderà a giocare, la stagione è off. Così come deciso da tutte le altre discipline di squadra: quattordici su quindici. Una, il calcio, sta invece tenendo aperto un sentiero.
Andrea, partiamo dal calcio: per i suoi colleghi sono tempi duri...
«Rimettere in moto un atleta è una delle fasi più delicate. Bisogna essere molto attenti e qui stiamo parlando di un doppio problema: farlo in fretta dopo due mesi di inattività e con di fronte tante gare ravvicinate. Non hai tempo per una vera fase di preparazione: pronti via e si gioca. C’è l’obbligo di rifare tutto in breve tempo: rendere performante l’atleta che, inoltre, ha pure necessità di trovare confidenza col pallone».
Servirà un lavoro personalizzato?
«Sarà fondamentale. In tempi così ristretti le risposte di un diciannovenne sono diverse da un trentenne. Poi, appunto, c’è da fare incastrare il tutto nel sistema squadra. Molto, ma molto complicato».
Il Kleb Basket invece...
«Diciamo che è finita la pacchia. Fino ad ora si lavorava sul mantenimento, adesso iniziamo a pensare alla prossima stagione».
Forse ad agosto. Il ché significa cinque mesi di inattività agonistica.
«Mai successa una off season così lunga. Sarà come esplorare nuovi orizzonti. Penso ad esempio a Baldassarre che finora non aveva avuto mai una pausa tra Nazionale e Kleb e adesso è fermo da mesi. È una situazione tutta da valutare: inedita da affrontare».
Fase uno: video lezioni da casa.
«Abbiamo svolto un lavoro quotidiano. All’inizio c’era incertezza se si sarebbe ripreso o meno, così con lo staff abbiamo deciso di seguire un percorso legato al mantenimento. Abbiamo fornito ai giocatori del materiale della nostra palestra e via con i contatti attraverso il computer».
Funziona un percorso di questo genere?
«Sicuramente ha un’ottima valenza. Diciamo meglio di niente. Però, ovviamente, è tutta un’altra cosa operare a distanza: non hai il campo col quale inserire il pallone. Manca il feedback immediato, la correzione del dettaglio. Però piano piano se ne esce ed aiuta».
Fase due: campionato chiuso, si guarda oltre la siepe.
«Molti giocatori sono tornati a casa, alcuni hanno spazi e altri no. C’è chi ha la palestra e chi meno opportunità: per ognuno è stato stilato un programma in base ad opportunità ed esigenze. Il monitoraggio a distanza è costante. Al mantenimento adesso si sono aggiunti cardio e forza. Stiamo ragionando già sulla prossima stagione».
Nel suo lavoro l’interazione col capo allenatore è fondamentale.
«Con Leka c’è un rapporto super. Ogni coach ha le sue dinamiche di allenamento: Spiro mi ha dato subito grande fiducia, è apertissimo al dialogo. Mi lascia carta bianca, mi dà spazio. Contribuisce alla mia crescita personale e professionale. È, in fondo, lo spirito del Kleb intero: si può parlare di tutto con tutti. Siamo una squadra: iniziando dal presidente D’Auria, passando per i dirigenti e poi i tecnici, i giocatori e il “Baffo” Mandosso. C’è senso di appartenenza». —
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