Caprioni e “Frusta”, il binomio del deserto: «La folle Dakar e il senso dell’amicizia»
Un team di Argenta costruisce in proprio le moto e poi partecipa ai rally più affascinanti e duri del mondo: dall’Europa all’Africa
ARGENTA. Dopo due piloti specialisti in velocità, uno di ieri – Massimo Broccoli – e uno di oggi (e domani) - Manuele Mantovani - il Motoclub 44011 di Argenta può esibire un centauro che cavalca le dune del deserto in sella a un prototipo home made: Paolo Caprioni che ha fondato, insieme al fratello Stefano e a un gruppo di amici, il Team Kapriony: «Il Team è nato ad Argenta nel 2010. Due fratelli e un gruppo di amici con la passione per le moto, soprattutto le bicilindriche - dice Paolo -. Poi ci è balenata l’idea di partecipare a qualche rally, giusto per provare l’avventura. Da quel momento abbiamo iniziato ad aumentare le gare, a modificare le nostre moto e a produrre parti personalizzate fino a realizzare interamente veri prototipi».
UN’ARGENTANA NEL DESERTO
E proprio con un prototipo costruito dalla A alla Z dal team, che prende il nome di “Frusta”, Paolo ha preso parte alla Africa Eco Race 2020, un rally-raid che nasce dalle ceneri della celebre Parigi-Dakar, che nel 2007 ha abbandonato i deserti africani, e della quale ricalca le rotte. Quest’anno la Eco Race partiva da Montecarlo per arrivare, dopo oltre 6000 km, al Lago Rosa di Dakar.
«Frusta è il primo prototipo di KTM 790 per una gara rally realizzato al mondo - spiega orgogliosamente Caprioni -. Il fatto che sia stata progettata, ideata e costruita interamente in un piccolo paese come Argenta e con l’aiuto di tanti amici, artigiani e professionisti, la rendono sicuramente unica nel suo genere. Se poi aggiungiamo che ormai siamo famosi in tutto il mondo per i nostri prototipi e tanti appassionati e piloti ci richiedono materiale, interviste e consigli tecnici, ci rendiamo conto che non abbiamo nulla da invidiare ai più blasonati team ufficiali». Cosa ha portato il team a scegliere - per la quarta volta - la Africa Eco Race e non la… “sorella maggiore”? «Questa gara ha raccolto lo spirito originario della Parigi-Dakar e permette ai partecipanti di seguire le orme, anzi i solchi, di grandi piloti che in passato hanno preso parte a questa avventura». E il Motoclub 44011 è stato un aiuto fondamentale nel reperire le licenze nazionali e internazionali necessarie per prendervi parte.
UN RALLY DA PAZZI
Cosa spinge il Team Kapriony ad usare una bicilindrica? Paolo svela: «Le gare da rally motociclistiche sono cambiate sostanzialmente negli ultimi tempi; una decina di anni fa era consuetudine correre con moto bicilindriche, oggi è difficile trovare qualche pazzo che scelga queste moto così pesanti e impegnative anziché le più leggere monocilindriche. Noi siamo tra quei pazzi. Quest’anno eravamo gli unici partecipanti nella categoria delle bicilindriche e ci è dispiaciuto non essere riusciti nuovamente a portare una nostra moto al traguardo sulla spiaggia del Lago Rosa».
“Frusta”, infatti, ha avuto un guasto e non è arrivata a fine gara: «Le prime tappe, come avevamo previsto, ci sono servite a settare correttamente la nostra KTM 790, in modo da poterla adattare al difficile terreno africano, che cambia continuamente nel passaggio dal Marocco alla Mauritania, fino al Senegal. Purtroppo alcuni problemi tecnici l’hanno messa ko sul più bello e abbiamo dovuto continuare con un’altra moto fornita da un team partecipante».
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L’IMPORTANTE È ARRIVARE
La Africa Eco Race 2020, quindi, non è andata come speravate... «Le nostre aspettative quest’anno erano molto alte, però sappiamo bene che partecipare a una gara del genere con un prototipo costruito interamente in casa non è una sfida facile. Quando parti per la Dakar ti aspetti sicuramente di tutto, ma di certo non potevamo immaginarci che saremmo partiti con una moto e arrivati con un altra - ammette Caprioni -; comunque, come il vero spirito della Parigi-Dakar insegna, l’importante è arrivare a destinazione in ogni modo possibile». Paolo racconta poi qualche curiosità vissuta in Africa: «Ogni anno, quando torniamo a casa, ci troviamo a raccontare aneddoti e avventure incredibili. Qualche anno fa sono rimasto senza benzina in mezzo al deserto. Ero spacciato. Poi, come nelle più incredibili scene dei film nei quali il protagonista viene salvato, ho visto arrivare un piccolo aereo privato: era quello di Jean-Louis Schlesser (uno dei pochi top driver che non si è trasferito sul nuovo tracciato del Rally Dakar; ndr), uno degli organizzatori della gara e mio grande amico. Non aveva taniche di benzina, ma il serbatoio dell’aereo ne era pieno. Così ho travasato con un tubo quel poco di carburante che mi serviva per concludere la tappa. Non lo ringrazierò mai abbastanza».
«L’anno scorso invece ho avuto un incidente e, mentre io sono stato caricato con l’elicottero, ho dovuto lasciare la moto sul punto dell’impatto in pieno deserto, come prevede il regolamento, in attesa che venisse recuperato. Ma mi è stato comunicato che il mezzo che doveva riportarmi la moto si era rotto durante il recupero. Oltre ad aver perso tempo durante la tappa, abbiamo dovuto cercare qualcuno che ci prestasse un camion per andare noi stessi a riprendere la moto. Che rabbia. Dopo una notte insonne, siamo riusciti a riparare il guasto e a ripartire il giorno successivo».
EMOZIONI E PROGETTI
Nonostante la fatica e gli imprevisti, guidare la moto attraverso il deserto deve essere un’emozione… «È una sensazione incredibile e unica, spesso strana: il senso di libertà che ti regala “navigare” sulle dune non ha niente di paragonabile. Purtroppo non ci si può permettere di goderselo appieno, in quanto la minima distrazione rischia di farti perdere la concentrazione, distogliere l’attenzione dal road-book e perdere così tempo prezioso per la gara. Ma quando ti ritrovi in mezzo alla sabbia, ci sei solamente tu e la tua moto» racconta Paolo con gli occhi scintillanti.
E l’avventura ha tutta l’aria di voler continuare: «Attualmente stiamo lavorando per rimettere in sesto “Frusta” e renderla affidabile per solcare nuovamente le sabbie africane. Inoltre, mio fratello Stefano sta portando avanti un progetto parallelo: “Olivia”, il nostro prototipo di una Yamaha T7. Si potrebbe preannunciare una bella sfida tra le nostre due moto. Il bello di questo team è che creiamo continuamente qualcosa di nuovo. Ogni anno partecipiamo a eventi, anche organizzati da noi, e a gare di rally internazionali, ottenendo anche numerose vittorie e trofei di categoria».
HAIR STYLIST NEL CUORE
Paolo Caprioni, che tuttora vive ad Argenta, oltre che pilota è un affermato imprenditore nel settore hair e make-up style: «Gestisco più di dieci negozi “Shampol” sparsi per il territorio, tra Argenta, Lugo, Imola, Comacchio, Portomaggiore, Molinella e anche Lugano».
«Il lavoro non mi lascia mai in pace, anche quando mi trovo in gara. Da quando è girata voce sul lavoro che svolgo, è ormai diventata consuetudine che mi ritrovi a dover tagliare i capelli a piloti e organizzatori al bivacco, durante i trasferimenti oppure nei giorni di sosta, quando invece dovrei riposarmi. Quest’anno mi sono ritrovato la fila di piloti davanti alla tenda: volevano tutti un taglio alla Kapriony».
Paolo conclude rivelando il più grande e vero successo del suo team: «Oggi la nostra squadra può ancora contare sugli stessi amici che erano presenti il giorno in cui è nata questa pazza idea, oltre a tanti altri che abbiamo avuto la fortuna di incontrare strada facendo». Il Team Kapriony, dunque, si erge su fondamenta fatte di amicizia e ancora oggi quello spirito continua. —
Federica Tarroni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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