La Nuova Ferrara

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Confermate le prime 8 gare 

F1, anche l’Italia può fare il bis Mugello in pole se salta Singapore

Jacopo D’Orsi

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Non era facile ricomporre il puzzle di una stagione esplosa in mille pezzi il 13 marzo, con la figuraccia di Melbourne e il Gp inaugurale cancellato a motori quasi accesi. Tra Australia e Austria c’è stato un mondo infestato dal coronavirus, tre mesi di sofferenza e incertezza.

Complimenti a chi ci ha creduto, ora il calendario della F1 prende forma. Si riparte il 5 luglio da Spielberg, dalle prime 8 bandierine piantate in Europa cui potrebbe aggiungersene un’altra tricolore: non è escluso, dopo la confermatissima Monza il 6 settembre, un secondo Gp in Italia il 13 o il 20 settembre se almeno una tra Singapore (probabile), Azerbaigian (possibile) o Sochi dovesse dare forfait. Nel caso, la sede sarebbe diversa e toccherebbe più al Mugello che a Imola: Fia e Liberty Media non sarebbero insensibili al fascino di una gara in «casa» Ferrari.

Sarà una stagione mai vista e non solo perché non la vedrà nessuno dal vivo, anche se Chase Carey, presidente e ad della F1, promette di riaccogliere gli spettatori strada facendo, «in sicurezza». L’obiettivo restano 15-18 gare, non si sforerà a gennaio. Si parte a porte chiuse, blindate, con la novità delle doppie gare in Austria e Gran Bretagna. Rischio assuefazione, anche per questo cambia nome il secondo evento: a Silverstone, dove tutto cominciò, si celebrerà il 70° anniversario della F1, mentre il bis dell’Austria diventa Stiria.

Non varierà il formato sebbene Liberty Media per le gare gemelle tema cali di audience, male minore, ma pur sempre male visto che da quella dipende la generosità degli sponsor. Per questo si era pensato alla novità dei Gp sprint invece delle qualifiche, una ventina di giri a partenza invertita rispetto alla classifica del Mondiale per comporre la griglia dell’indomani. Serviva l’unanimità, Mercedes e Racing Point resistono sul no.

Così l’eventuale secondo Gp in Italia non sarebbe gemello, ma Mugello. Isolato e dunque facile da isolare, già omologato per la F1, il circuito di proprietà Ferrari – «riserva» insieme con Hockenheim – sarebbe ideale a porte aperte ma lo è anche a porte chiuse. Al contrario dei cittadini come Marina Bay e Baku, che potrebbero rifiutare un evento senza pubblico considerando anche i costi (nonché i disagi) superiori di un Gp metropolitano. Cifre che hanno già spinto Montecarlo, Francia e Olanda a dire no, nonostante la F1 non pretendesse la quota annuale che per Monza sarebbe stata di 20 milioni. L’Italia ha fatto uno sforzo in più, accollandosi i costi di gestione a fronte di un contributo di circa un milione e di parte delle sponsorizzazioni. «Monza è il circuito più antico su cui ancora si corre e fra due anni ne compirà 100 – spiega Angelo Sticchi Damiani, presidente Aci e vicepresidente mondiale sport Fia –, inoltre si trova in un territorio che ha sofferto molto. Per questo abbiamo ritenuto di avere un ruolo nel mondo, il dovere di confermare una gara in Italia». Al punto che potrebbero addirittura essere due. —



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