La Nuova Ferrara

Sport

qui milan 

Finale e futuro in sospeso La squadra di Pioli chiamata a una missione impossibile

Stefano Scacchi
Finale e futuro in sospeso La squadra di Pioli chiamata a una missione impossibile

2 MINUTI DI LETTURA





MILANO

Giocarsi la partita decisiva della stagione senza tre titolari squalificati (Ibrahimovic, Hernandez e Castillejo), in trasferta sul campo più difficile d’Italia e partendo da un pareggio in casa, all’indomani di un confronto acceso tra squadra e amministratore delegato. È il compito che attende il Milan all’Allianz Stadium con la Juventus nel ritorno della semifinale di Coppa Italia, ultima speranza di conquistare un trofeo per i rossoneri in questa ennesima stagione deludente.

Pioli cerca di allontanare le nubi della discussione di due giorni fa a Milanello tra i giocatori e l’ad Gazidis, nata dalla necessità di definire la questione del taglio degli ingaggi, ridotto al 50% del mese di aprile dopo che i calciatori avevano rifiutato una richiesta più alta da parte della società: «È servito, è stato un confronto diretto. La cosa migliore è sempre parlarsi, anche se si hanno opinioni diverse», spiega l’allenatore che torna a guidare la sua squadra a tre mesi e quattro giorni dalla sconfitta (1-2) a San Siro con il Genoa. Allora segnò Ibrahimovic che questa sera non ci sarà per squalifica e infortunio. L’attacco è tutto sulle spalle di Rebic, 6 gol nelle ultime 8 partite prima della sosta. Ancora impalpabile Leao. Il Milan cerca rinforzi offensivi per la prossima stagione: tra gli osservati c’è il 21enne Donyell Malen del Psv Eindhoven, reduce da un’operazione al ginocchio. Alle spalle di Rebic, toccherà a Paquetà, Bonaventura e Calhanoglu.

Il brasiliano e l’ex atalantino sono le novità più interessanti dalla ripresa degli allenamenti: «Paquetà si è presentato bene», conferma Pioli. Riflettori su Bennacer, diventato l’oggetto del desiderio di alcune grandi come Manchester City e Psg. In difesa ancora una volta Kjaer è stato preferito a Musacchio, sempre più amareggiato: l’argentino non è partito per Torino a causa di un problema alla caviglia. Al seguito della squadra ci sarà invece Paolo Maldini, reduce da un problema di calcoli renali.

Per il Milan è un finale complicao in cui quasi tutti sono in sospeso. «Ho un solo obiettivo in testa – spiega Pioli – dare il massimo perché abbiamo traguardi da raggiungere. Ai giocatori dico che non conta il nome sulle spalle, ma il distintivo sul petto». Un appello alla coesione in un club che da anni fatica a ritrovarla. Pioli ha messo da parte ogni individualismo di fronte a mesi disseminati di voci su Rangnick. Stasera i giocatori rossoneri dovranno imitarlo per rendere possibile un’impresa difficilissima. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google