Fogli, una regina con New York nel cuore «Il mio trampolino verso grandi risultati»
Laura è stata una delle migliori interpreti della maratona ottenendo podi importanti agli europei e ottimi piazzamenti alle Olimpiadi
la storia
Qualcuno l’ha definita la “stakanovista” della maratona” e infatti il nome di Laura Fogli viene immediatamente abbinato alla gara che leggenda narra sia nata dalla corsa del greco Filippide per annunciare la vittoria sui persiani. La 60enne comacchiese, infatti, ha legato a doppio filo la sua carriera fatta di corsa fino ad arrivare ad essere una delle migliori interpreti di sempre nella prova regina. Diciamo che l’essere al posto giusto nel momento giusto l’ha aiutata – leggi via libera della Iaaf per la maratona in rosa dato ad inizio anni ’80, momento in cui Laura Fogli si stava ben esprimendo su distanze in quel momento non consone al panorama femminile –, ma fama e successi sono arrivati solo grazie a tenacia, caparbietà e tanto, tanto lavoro.
Laura, come ha vissuto questo lockdown? «Credo come tutti: chiusa in casa a fare cose che rimandavi da sempre. Diciamo che per me è arrivato al momento giusto, perché ho dovuto sospendere la corsa seppur fatta per puro relax senza l’occhio al cronometro, per un problema al piede dovuto ad una microfrattura da stress. Così in casa un po’ di bici, un po’ di esercizi e spazio al sistemare foto, ritagli di giornale... Tutte cose che nemmeno ricordavi più esistessero, ma che hanno riportato in vita emozioni sopite».
l’album
Allora sfogliamo l’album dei ricordi... «Ho iniziato a correre ai tempi della scuola, con i Giochi della Gioventù. La professoressa Giovanna Resca faceva le selezioni e si veniva a Ferrara per le gare al campo scuola. Ci ho preso gusto ed ho continuato, arrivando piano piano al Cus Ferrara di Giampaolo Lenzi. Ricordo le campestri, le gare del Trofeo Liberazione che si disputavano il 25 aprile. Tra il 1974 ed il ’75, sempre tra banchi di scuola e corse, ho incontrato Giuseppe Rossetti, la persona che divenne poi allenatore ed anche marito, con cui condivido vita e passione da 45 anni». Non a caso Laura Fogli è nata sotto il segno della Bilancia, che ha come caratteristiche il sentirsi più completa quando è in coppia con il proprio amato, per sempre. «Il mio sogno era arrivare alla maglia azzurra, la Nazionale. Mi adattavo a correre il mezzofondo, ma non avendo velocità di base non potevo aspirare a tanto. Sono stata azzurra giovanile sugli 800, poi in nazionale maggiore feci i 1.500 ed i 3.000. Poi il cross ed i 10.000. Più aumentavano le distanze e più mi sentivo a mio agio. La domenica correvo su strada anche nella mia Comacchio e avevo belle sensazioni. Così tra il ’79 e l’80, sempre con Lenzi e mio marito, abbiamo iniziato a fare qualche test interessante anche sulla mezza».
«La prima vera prova sui 42 km la feci – anche se in forma non ufficiale – nel 1981 in Francia in occasione di una Coppa Europa dove correva Massimo Magnani e andò bene, tanto da indurmi a partecipare alla maratona di New York, che fu il primo vero banco di prova». Nell’occasione la 22enne Laura Fogli chiuse al 4° posto in 2 ore 34’ e 48” che valse la 13ª prestazione mondiale dell’anno. Niente male per una neofita.
la dimensione
«Questo risultato mi fece capire che era quella la distanza su cui puntare, ed ebbi ragione. Da lì arrivarono le soddisfazioni ed i risultati più belli che sono riuscita a vivere con maggior esperienza e più consapevolezza».
«Non so dire come sia nato il mio rapporto con la gara di New York - prosegue Laura Fogli -. In Italia non c’erano tutte le maratone come ai giorni nostri e quella era la corsa più nota. L’occasione arrivò sempre grazie a Magnani e Lenzi: in quella prima gara arrivai quarta facendo registrare la miglior prestazione italiana. La cosa mi diede notorietà. Mi chiamò De Zan alla Domenica Sportiva e ricevetti tanti inviti. Ancora oggi - con le tante partecipazioni ed i 4 podi conquistati negli anni - la porto nel cuore come il primo amore: fu il trampolino verso tutti i miei risultati più importanti». L’anno dopo infatti ci furono gli Europei di Atene ’82 con il debutto ufficiale della maratona femminile. Laura è in squadra con Alba Milana e Rita Marchisio, uno dei team azzurri più forti di sempre. Peccato che a quei tempi corre la portoghese Rosa Mota che, pur con un tempo superiore a quello fatto registrare poco tempo prima dalla Fogli nella vittoria alla maratona di Roma, vince l’oro continentale davanti alla comacchiese che fu l’ultima ad alzare bandiera bianca rimanendo staccata di 25 secondi al traguardo.
«Quello fu il primo risultato veramente importante – prosegue l’atleta – cui seguirono i mondiali (6ª a Helsinki; ndr), le Olimpiadi (9ª a Los Angeles e 6ª a Seul; ndr), fino alla Coppa del Mondo a squadre di Hiroshima in Giappone dove vincemmo la medaglia d’oro (Laura fu poi argento nell’edizione ’91 di Londra e bronzo ad Atene 1997; ndr)».
saliscendi
«Come tutti gli sportivi ho avuto i miei alti e bassi - confida la Fogli -, gli infortuni che aprivano le porte a mille dubbi. Ma da brava bilancia ne ho sempre fatto stimolo per sviluppare più grinta e voglia di migliorarsi. Fortunatamente ho fatto questo tragitto con mio marito che mi ha aiutato molto. A Comacchio all’epoca correvamo in pochissime e non c’erano punti di riferimento». Verrebbe quasi da dire che “Uno su mille ce la fa” e il collegamento con l’amico Gianni Morandi è servito su piatto d’argento.
«Con Gianni ci conoscemmo alla Strarimini del ’98, grazie ad un amico in comune. Lui aveva scommesso di arrivare a fare la maratona di New York ed era in piena preparazione, così questo amico gli suggerì di chiedere consigli a me. Così siamo entrati in contatto e tra una battuta e l’altra abbiamo iniziato un percorso che è finito accompagnandolo per tutto il tragitto fra i grattacieli. È nata così una bella amicizia che dura tuttora. Abbiamo corso assieme a NY l’ultima volta nel 2018 a 20 anni esatti dal primo incontro, con lo stesso gruppetto dell’epoca. Senza occhio al crono e godendosi il paesaggio. Con soddisfazione». —
dario cavaliere
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