La spinta per gli stadi aperti Al Mazza arriva la nobiltà
Due battiti hanno già fatto accelerare il cuore dei massimi esponenti della Federcalcio: «Manca ancora la partecipazione dei tifosi - diceva qualche ora fa il presidente Gravina -, mi auguro la prima settimana. Massimo metà luglio». Le semifinali di Coppa che hanno sdoganato il football, che l’hanno portato a sfidare il coronavirus, sono state sufficienti a rialzare l’asticella dei “desiderata” e delle richieste. Il campionato non s’è ancora messo alla prova nella sua interezza (città, squadre, laboriose procedure per osservare i protocolli da ripetere tre volte a settimana) e il Governo torna ad essere tirato per la giacca. Spadafora, ministro con delega allo sport, è stato ovviamente prudente: «Per ora tutto bene, però siamo solo agli inizi».
Anche la Spal rimane tiepida sull’ipotesi riapertura parziale dello stadio. Sa che a problemi si aggiungerebbero difficoltà. Il Mazza conta una capienza di 16.134 unità, quest’anno sono stati staccati 8.097 abbonamenti. Qualora arrivasse il via libera, come e dove collocarli? Quanti seggiolini devono rimanere vuoti e chi controlla, poi, una volta che lo spettatore è entrato? E chi ha la tessera in Ovest, vorrà andare in Est?
Al direttore generale Gazzoli sono in arrivo altri grattacapi. Però la spinta del pallone va in questa direzione e sarà meglio iniziare ad inquadrare il problema. Che, pure, ha un risvolto di un certo fascino. Perché il Mazza formato light potrebbe aprire i battenti con una big: l’Inter il 16 luglio o la Roma il 22. Dopo tanta carestia, noblesse oblige. —
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