Spal, limiti congeniti e scelte sbagliate Così si spiega il 6º ko interno consecutivo
Col Cagliari la squadra è mancata. Formazione errata e non convince la spiegazione sul ritardato ingresso di una punta
ferrara
Lenta. Prevedibile. Di scarsa qualità tecnica. Priva di agonismo, convinzione, spirito. Incapace di portare il pressing, di attaccare con efficacia e continuità, di chiudere il Cagliari nella propria metà campo se non nella propria area. E senza peso offensivo.
La Spal vista l’altra sera contro i sardi, nel match di ripresa del campionato, è sembrata identica a quella di (quasi) sempre. Di sicuro, uguale è stato l’esito finale: sconfitta (come contro la Sampdoria in novembre: 0-1 nel recupero). E, verrebbe da dire, come d’abitudine. Non è questione di fattore campo “saltato” a causa delle gare a porte chiuse, come da pressoché generale tendenza europea.
No, è proprio un limite della Spal di questa stagione: incapace di fare risultato a domicilio. Contro il Cagliari, i biancazzurri hanno infilato la sesta sconfitta consecutiva in casa. Ed il bilancio generale parla di 13 gare giocate al “Mazza” con 2 vittorie, 2 pareggi e 9 ko, 8 punti conquistati su 39 a disposizione. Evidente che con un simile ruolino di marcia conquistare la salvezza è una vera salita.
Le chances matematiche sussistono ancora, ma il quadro è peggiorato perché se l’handicap su Lecce e Genoa è rimasto invariato (7 punti di ritardo, 8 in più da conquistare da qui alla fine), i match a disposizione sono diminuiti (ne restano 11), dunque bisognerà correre parecchio.
L’altra sera hanno inoltre inciso pesantemente le scelte operate da mister Di Biagio. L’iniziale asse di sinistra composto da due destri (Sala e Strefezza) è stato nullo, ed ha sorpreso l’opzione di proporre Sala (che non giocava titolare dall’11 novembre, poi si era infortunato, poi era stato messo fuori rosa prima di essere reintegrato da Di Biagio e disputare 28 minuti a Parma l’8 marzo) in una posizione non abitualmente sua. D’Alessandro, all’ala destra, ha giocato bene ma sono parse curiose le motivazioni addotte da Di Biagio per spiegare la decisione di schierare dal 1’ proprio Sala e D’Alessandro: l’esigenza di dare minutaggio a calciatori fuori da tempo. In casi del genere il minutaggio si concede eventualmente a gara in corso, non dal principio di una partita da disputare “a tutta” e da vincere per coltivare le speranze.
Non pagante la scelta di Castro a centrocampo, e addirittura autolesionistica la (solita) rinuncia ad un supporto per Petagna. La Spal ha il peggior attacco dei cinque principali campionati europei (20 gol segnati, media 0,74 a gara: solo gli spagnoli del Leganes hanno fatto altrettanto male), ma anche così Di Biagio ha lasciato Petagna più che isolato, non spostandosi dall’imprescindibile 4-3-3 che 4-3-3 non è. Non regge la scusa dell’inserimento della seconda punta Cerri solo al 35’ della ripresa a causa delle tre finestre concesse da regolamento per le cinque sostituzioni complessive: perché Cerri (o Floccari) non è stato mandato in campo all’11’ (ingresso di Missiroli e Dabo) o al 18’ (Reca e Fares): non poteva essere uno dei due cambi al posto di uno dei centrocampisti o dei terzini?
Cerri e Petagna, in coppia ed in sequenza, hanno sbagliato la doppia occasione del vantaggio che avrebbe cambiato la gara, ma è solo con loro due insieme che la Spal si è fatta pericolosa, presente in area, ed è andata alla conclusione.—
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