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Fortini apre il dibattito: «È già allarme rosso Non c’è spazio per lo sport di base»

Fortini apre il dibattito: «È già allarme rosso Non c’è spazio per lo sport di base»

Il presidente provinciale della Fipav ieri ha espresso chiaramente tutta la sua preoccupazione per la ripresa delle attività 

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l’intervista

C'è la scuola, e poi viene lo sport. È una priorità che ci può stare in un contesto generale. Ma quando scuola e sport vengono a contatto si tratta di una questione sociale, e come tale va trattata.

Purtroppo nella fase di uscita dall'emergenza, o nella prosecuzione dell'allerta su quelli che potranno essere gli sviluppi del coronavirus, qualcuno si sta dimenticando del grosso problema che si sta creando occupandosi di scuola e occupandosi di sport singolarmente, senza associare i due argomenti.

Il grido di allarme lo ha voluto lanciare ieri Alessandro Fortini, presidente del comitato provinciale Fipav: «Voglio essere fin da subito chiarissimo, lo dico a voce altissima - afferma il numero uno della pallavolo ferrarese -: per lo sport di base è allarme rosso. La situazione che si sta creando con le linee guida e le norme che stanno uscendo sulla scuola è che lo sport di base avrà ripercussioni incredibili e dirompenti. E nessuno, sia nel mondo dello sport sia nel mondo della politica, lo sta tenendo in considerazione».

Il problema è scoppiato nella sua enormità negli ultimi giorni: le palestre potrebbero diventare spazi per la didattica. Un problema, sicuramente definitivo, nel togliere spazi allo sport che si aggiungerebbe, o sostituirebbe completamente, a quello già ventilato negli ultimi tempi: pulizie e sanificazioni dopo ogni utilizzo da parte delle società sportive.

«Nessuno ne sta parlando, tutti pensano allo sport di vertice, alla serie A. Poi giustamente si punta l'attenzione sulla scuola. Ma non si deve dimenticare che esiste la vastità dello sport, quello di base, l'attività provinciale, locale, amatoriale: stiamo parlando di un servizio sociale. Come si potrà mai praticare sport se non ci saranno le palestre a disposizione? Si ridurranno le ore a disposizione delle società? E allora avremo società di prima fascia e quelle di seconda, in lotta per accaparrarsi gli spazi?».

Presidente, mette nel mirino le amministrazioni pubbliche?

«È ora di affrontare anche questo problema. Come si sarebbe dovuto già affrontare quello delle spese che sarebbero aumentate con le sanificazioni. E poi ho rilevato il silenzio degli altri dirigenti sportivi: nessuno è preoccupato come me? Mi pare che al massimo si sia valutato il problema ma nessuno abbia cominciato ad affrontarlo».

È un problema sociale.

«La pallavolo ha nella nostra provincia 3.000 atleti, 5.000 tesserati, 10.000 persone che si muovono attorno. Noi abbiamo già incontrato le nostre 36 società, abbiamo già parlato, già detto cosa farà la Federazione per aiutare. Ma è pendente questo enorme problema sociale, dello sport come aggregazione per giovani e meno giovani. La questione della didattica, giustamente da agevolare nello svolgimento, non può però togliere altra socialità che è lo sport e che è già stata duramente messa alla prova da marzo in poi con la chiusura di qualsiasi attività».

Urge far nascere il dibattito e soprattutto trovare soluzioni, giusto?

«Un dibattito che deve essere sociale ed economico, che deve valutare e affrontare costi diretti e indiretti. Non si può pensare solo allo sport di vertice, non è solo questione di dialogo tra ministeri dell'istruzione e dello sport a Roma. Bisogna portare il dibattito anche a livello locale. E in fretta. Perché tra un po' arriverà la stagione in cui sarà più difficile fare sport all'aria aperta e giocoforza le palestre saranno necessarie». —

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