Pronti per il derby della Mole La Juve sogna, Toro in affanno
Sarri: «In questa partita non c’è logica, per loro conta di più e sono stramotivati» Longo al debutto: «Serviranno testa e cuore, risponderemo colpo su colpo»
TORINO
Poli opposti. Mondi lontanissimi. E non solo per i 41 punti che separano Juventus e Toro in classifica, un abisso scavato alla vigilia d’un derby solo un’altra volta nell’era dei tre punti, nel campionato 2012-2013. La distanza è specchio di differenti destini che il gap economico non basta a giustificare, perché nessuno pretende che i granata debbano allinearsi al budget, ai salari e alle ambizioni dei top club però immaginarlo nei panni dell’Atalanta non è eresia, figurarsi in quelli del Verona che ha 11 punti in più e vede l’Europa. La verità è che alla continuità vincente della Juventus – otto scudetti di fila, primato a +4 sulla Lazio – corrisponde un bivacco stanco in Serie A, così mentre la società di Andrea Agnelli insegue la vittoria per avvicinarsi all’obiettivo, quella di Urbano Cairo incarta un’altra stagione senza più sogni ed è pure obbligata a guardarsi le spalle.
Non c’è storia, in apparenza, ma Maurizio Sarri non si fida: «Un derby esula da ogni discorso logico: dobbiamo affrontare una squadra stramotivata, per ragioni diverse è più importante per loro. Pareggiamo il livello di motivazioni o sarà complicatissima». Sa che conteranno l’orgoglio e il prestigio, che in partite così la grinta – e il Toro, ultime stracittadine a parte, resta emblema – può stravolgere le gerarchie e che l’assenza di pubblico può pesare «anche se un minimo di fattore campo rimane: avere le proprie abitudini è utile e tranquillizza».
«Ci vorranno testa e cuore – dice Moreno Longo -. Non dovrà mancare la lucidità e non bisognerà far prevalere il fattore emozionale. Dovremo essere uniti, pronti a sacrificarci l’uno per l’altro e soffrire insieme, giocare da squadra compatta. Risponderemo colpo su colpo». Il tecnico è al debutto, ma sa bene cosa è il derby. Per radici – è di Grugliasco, vive a Rivoli – e per dna granata, essendo stato ragazzo del Filadelfia e avendo mosso nelle giovanili i primi passi da allenatore: «É una partita molto importante e molto sentita, sia per noi che per i nostri tifosi».
Juve con Ronaldo-Dybala mai così affiatati e incisivi («Stanno giocando più vicini – spiega Sarri -: Paulo viene meno a prendere palla oltre i centrocampisti e Cristiano si accentra un po’ di più») e Bernardeschi – richiesto dal Napoli come pedina di scambio per Milik – a completare il tridente, Toro con Belotti supportato da Verdi (Zaza ha recuperato, ma partirà dalla panchina), e De Silvestri e Ansalsi a presidiare le fasce, pronti a guizzare in ripartenza. Il tutto alle 17.15, come previsto, perché gli orari saranno anticipati ma solo dalla prossima giornata: «È un errore per il movimento – sospira Sarri -, ma da allenatore della Juve dico che si gioca a quell’ora senza se e senza ma». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
