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Pellegrini, il sogno polisportiva ora è realtà

Dario Cavaliere
Pellegrini, il sogno polisportiva ora è realtà

Ex giocatore di football, manager Naturhouse Il dirigente sta lavorando ad un progetto top 

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l’avventura

Al giorno d’oggi, la gestione di una società sportiva non può essere lasciata all’improvvisazione. Troppe le sfaccettature da seguire in un mondo che diventa sempre più complesso. Trovare, avere, persone competenti in ogni ambito di gestione societaria è un lusso e allo stesso tempo una fortuna. Raffaello Pellegrini, manager ferrarese legato a doppio filo con lo sport, alla luce dei fatti incarna questo “lusso”. È stato prima atleta e quindi pienamente a conoscenza di quello che un giocatore si aspetta dalla società, poi dirigente e manager.

il passaggio

Dal campo alla scrivania, insomma... «Ho cominciato a giocare a football americano a 16 anni falsificando la firma dei miei genitori, giocando anche a basket fino alla fine del liceo - ricorda Pellegrini -. Poi solo Aquile, ma studiando a Milano: tanti km e tanti sacrifici ripagati, però, dalla possibilità di essere una delle colonne portanti della difesa del compianto coach Wyatt e di contribuire a portare la squadra della mia città al risultato sportivo migliore fin ad oggi mai raggiunto, ovvero la semifinale del campionato 1992».

«Poi un infortunio terribile - ricorda Pellegrini -: quattro operazioni e due anni di fisioterapia prima di tornare a correre. Carriera sportiva finita, ma non per molto. Laurea in economia, sette anni di lavoro all’estero tra Cuba e gli Usa, poi l’occasione di tornare a lavorare e vivere nella mia città scegliendola come sede italiana di Naturhouse. Creando da zero una rete di oltre 500 punti vendita sparsi per tutta Italia che continuo a seguire quotidianamente».

la scoperta

«Poi scopro per caso che alcuni dei miei ex-compagni di squadra si allenano ancora e giocano nella squadra di flag football delle Aquile ( “i Banditi”; ndr). Provo a vedere se mi ricordo ancora come si fa e mi lascio convincere a partecipare al campionato nazionale. Arriva la convocazione in nazionale ed un ottimo secondo posto agli europei di Helsinki del 2005 giocati a 36 anni».

«Gioco in nazionale altri quattro anni - confida Raffaello -, poi ne divento head coach portando a casa un altro argento europeo ed un bronzo mondiale. Nel frattempo mi adopero per garantire la continuità di quella splendida scuola sportiva e di vita che sono le Aquile, trovando sponsor e dialogando con l’amministrazione pubblica per ottenere una nuova casa, quella che oggi è intitolata a Mike Wyatt: presupposto indispensabile per la rinascita del settore giovanile che ci ha portato a vincere il campionato italiano U16 e a perdere solo in finale quello U19. Sponsorizzo la finale italiana del 2012, ma non contento del livello organizzativo mi offro di organizzare personalmente il Superbowl italiano portandolalo per la prima volta a Ferrara al Paolo Mazza nel 2013 (e in diretta televisiva su Eurosport; ndr) riuscendo a riunire sul campo più di 300 giocatori ed ex giocatori delle Aquile per una reunion incredibile».

il presente

«Il resto è storia recente - dice Pellegrini - con la festa per il 40ennale fatta al palasport con quasi 1.000 persone, e questo nuovo progetto di polisportiva per la città. Coagulare così tante squadre con dna dirigenziali differenti attorno ad una stessa idea è stato tutt’altro che facile, ma la prospettiva di poter generare economie di scala riunendo le forze e soprattutto di avere un progetto sponsorizzabile da parte di aziende di livello nazionale era troppo allettante per desistere».

«Aver trovato in Francesco D’Auria (presidente basket Kleb; ndr) un partner entusiasta, e nel sindaco Fabbri una controparte disponibile, hanno trasformato passo dopo passo in realtà un progetto a cui stavo lavorando da molto tempo, stanco di vedere l’area attigua al Mike Wyatt Field abbandonata a se stessa. Recuperare un’area ad oggi degradata trasformandola in un luogo di coesione sociale e di avviamento allo sport è un qualcosa che va molto al di là del colore o della forma di una palla, dei colori sociali o delle ambizioni legate ai risultati sportivi». —

Dario Cavaliere

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