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Super Leclerc non può bastare «Ferrari, ora rispondi in fretta»

Jacopo D’Orsi

F1, la Rossa si aggrappa al talento. Camilleri: «Tanto lavoro da fare» 

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il personaggio

Jacopo D’Orsi

È cresciuto in fretta, Charles Leclerc. Ha dovuto farlo per reggere da solo il peso di una Ferrari inguardabile e trascinarla sul podio nella prima gara del 2020 in Austria. Vero, senza le safety car il distacco dalle Mercedes sarebbe stato almeno dell’ordine del minuto – quindi del giro, a Spielberg – senza le disavventure Red Bull anche Verstappen e Albon sarebbero stati un miraggio, senza la doppia penalizzazione di Hamilton il 2° posto sarebbe stato irraggiungibile. Però Leclerc ha corso da leader, «ha saputo difendersi e dare spettacolo – l’elogio dell’ad Louis Camilleri – confermando il suo talento e la sua determinazione nel difendere i colori della scuderia. C’è tanto lavoro da fare in termini di prestazione, dobbiamo rispondere immediatamente». Ha ragione Marc Gené, collaudatore Ferrari, quando dice che gli ha ricordato Alonso: di Fernando si può discutere tutto, non il fatto che a Maranello sia andato spesso oltre le possibilità del mezzo sfiorando i titoli 2010 e 2012. Il problema è che la SF1000 sembra inferiore non solo alle ultime monoposto, ma anche alle prime Ferrari dello spagnolo. In un anno ha perso 9 decimi abbondanti da se stessa in qualifica, passando dalla pole al 7° posto e ora deve rincorrere McLaren e Racing Point.

Un anno di decrescita infelice. Se il motore da regolamento non è sviluppabile (6-7 decimi sono spariti sul dritto), si proveranno ad anticipare gli aggiornamenti aerodinamici in tempo per gara 2, domenica sempre al Red Bull Ring. Negli stessi dodici mesi invece Leclerc è diventato sportivamente «uomo»: in Austria, il 30 giugno 2019, il «bambino» Charles scopriva cosa vuol dire correre in F1 subendo a pochi km dal traguardo la sportellata di Verstappen che rinviò la sua prima vittoria. «Ho capito come si corre», disse dopo la mancata penalità all’olandese.

Da allora ha chiarito le gerarchie interne, finendo di smontare Vettel, infine defenestrato dal team per il 2021. A 22 anni ha dimostrato, avesse solo una macchina all’altezza, di poter già lottare per il titolo: dall’Austria all’Austria, in 14 gare solo Hamilton (238) e Bottas (200) hanno fatto più punti di lui (195, +65 su Sebastian). Arrivati anche grazie a sorpassi spettacolari: pochi piloti ci hanno impressionato come Charles nel corpo a corpo, in difesa e in attacco. «Ricorda Gilles Villeneuve», ha detto di lui Bernie Ecclestone, l’ex boss del Circus che di driver ne ha visti. Molti innamorati della Rossa sono d’accordo. Charles ha sublimato l’arte del sorpasso. Gli ultimi due di 48 ore fa, all’esterno di curva 3 su Norris e con una staccatissima in curva 2 su Perez, così diversi tra loro, rendono l’idea della varietà di frecce al suo arco.

Può passare dove nessuno se l’aspetta né osa pensarci, come a Montecarlo 2019 all’ex Loews ancora su Norris o alla Rascasse su Grosjean. Piombando sulla preda da lontano come su Perez, mossa che a novembre causò la reazione fratricida di Vettel a Interlagos. O dopo lunghi «assalti», come quando trafisse Gasly col fioretto all’esterno di curva 3 a Silverstone. La miglior mossa del 2019: per l’Oscar 2020 è già in nomination. —

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