Quando mister Gigi era il perno dell’Inter ambiziosa di Cuper
la storia
Quattro stagioni dal 1999 al 2003, poche gioie sul campo, nessun titolo vinto, ma per Gigi Di Biagio l’Inter rimarrà per sempre il club che da calciatore gli ha fatto registrare più presenze che in ogni altra squadra (163, condite da 18 gol).
Arrivato dalla Roma nell’estate del 1999, l’ex centrocampista e ora allenatore della Spal, si è messo a disposizione di mister Marcello Lippi in una prima stagione chiusa al quarto posto e con la finale di Coppa Italia persa con la Lazio. L’annata successiva (2000/2001) per i nerazzurri era stata ancora più ricca di ferite: prima la clamorosa eliminazione nei preliminari di Champions con l’Helsinborg, poi il cambio tecnico in panchina Lippi-Tardelli, l’uscita agli ottavi di Coppa Uefa con l’Alaves, l’out ai quarti di Coppa Italia col Parma, il ko in Supercoppa italiana con la Lazio e un campionato concluso al quinto (con l’umiliante 0-6 del Milan nel mese di maggio).
Di Biagio è poi diventato l’assoluto perno di centrocampo del tecnico argentino Hector Cuper che si nutriva letteralmente dell’aggressività di uno dei suoi calciatori preferiti. Nella terza stagione del Di Biagio interista la squadra ha chiuso il campionato al terzo posto, sfiorando la finale di Coppa Uefa (out col Feyenoord) e uscendo con l’Udinese nella coppa nazionale. L’anno dopo Cuper e Di Biagio hanno visto l’Inter piazzarsi seconda in chiave tricolore, eliminata dal Bari agli Ottavi di C. Italia, ma sopratutto esclusa dalla storica finale tutta italiana di Manchester dopo la doppia semifinale contro i cugini rossoneri.
A quel punto le strade di Di Biagio e dei nerazzurri si sono divise, con la successiva esperienza al Brescia durata per tre stagioni prima della chiusura definitiva in quel di Ascoli.
Purtroppo per lui (e per la Spal) il drammatico momento sportivo non potrà nemmeno regalargli quell’istante di emozione personale nell’incrociare, a distanza di anni e da allenatore avversario, quei colori che nella sua carriera hanno avuto grande significato. Ma chissà che un timido sorriso non possa arrivare a fine gara: significherebbe miracolo sportivo della Spal. Che ha il dovere di dare un minimo di decoro a queste ultime sei uscite, prima di capire quale sarà il futuro di tutti. Compreso quello del suo allenatore. —
Alessio Duatti
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