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Real, la seconda volta di Zinedine Zidane specialista in vittorie

Gigi Garanzini

Il tecnico francese ha vinto ancora la Liga Due anni fa le dimissioni dalla Casa Blanca 

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il personaggio



A volte ritornano. Eccome se ritornano. Prendete Zidane, nome di battesimo Zinedine, soprannome Zizou. Se n’era andato da trionfatore giusto due anni fa, dopo aver conquistato la terza Champions consecutiva, primato assoluto nella storia del trofeo. Ufficialmente per sazietà, riflettendo a voce alta che oltre non si poteva andare. In realtà perché i rapporti col presidente si erano deteriorati, e qualcuno gli aveva sussurrato che lo scienziato Florentino si era innamorato di Lopetegui, allora ct spagnolo. Zizou prese cappello, Florentino prese Lopetegui mandando a gambe all’aria la Nazionale nell’imminenza del Mondiale, perché nulla in terra di Spagna è vietato alla real casa, il Madrid prese a perdere e a giocare sempre peggio, sino a che a colpi di fazzoletti bianchi a dare aria al Bernabeu, a marzo dello scorso anno in panchina non tornò lui, Zizou. Che ci ha messo un po’ come era inevitabile a rimuovere le macerie: ma adesso ha portato in sala-trofei la Liga numero 34, seconda personale in quattro anni. E potrebbe non essere finita qui.

È vero che la grande cavalcata del Real è frutto in buona misura del contemporaneo crollo del Barcellona: ripartito da più 2 e finito a meno 7, con buone possibilità di accentuare lo sprofondo nella giornata che manca. Ma il Madrid ha fatto dieci vittorie su dieci: oltre non poteva andare. È vero anche che in un paio di partite in sala regia sembravano esserci due Var, uno tollerante con i blancos e l’altro implacabile con gli avversari. Ma è storia vecchia: e il Barça ci si sarebbe potuto aggrappare in un arrivo al fotofinish, non certo a mezza pista di distacco. La verità è che a Barcellona, come spesso è accaduto in questi anni, si sono affidati a un presunto mago, tale Quique Setién. Mentre a Madrid, smaltite le follie presidenziali, è tornato l’usato sicuro di Zidane.

Tra i cui meriti c’è anche quello di saper scegliere i collaboratori. Nella fattispecie Gregory Dupont, preparatore atletico della Francia campione del mondo due estati fa, perché non c’è dubbio che la prima differenza il Real l’abbia fatta sul piano della condizione. Lui, Zizou, ci ha messo i suoi ismi: realismo, pragmatismo, efficientismo.

Senza mai tirarsela da guru, tanto meno da special-one. In campo sì che era speciale e le immagini d’autore si sprecavano: dall’Avvocato che l’aveva battezzato falso lento, con pausa studiata e parallelo con le false magre, le donne per lui e non solo per lui più affascinanti; al vecio Bearzot, cui Zizou col pallone tra i piedi faceva l’effetto di un gattone con il suo gomitolo che nessuno riusciva a portargli via. In panchina è un normal-one, che a un piede morbido può anche rinunciare, al piedone di Casemiro mai o quasi mai. Chissà se tornerà in bianconero, prima o poi. Ora pensa al City di Guardiola, che ripartirà dal 2-1 di Madrid ma se la giocherà senza fattore campo: perché si sa che l’appetito vien mangiando. —



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