Dal mister tanti alibi per giustificare un disastro Assurda la “mancata protezione” imputata al club
Addossate alla società le colpe di un presunto scarso supporto avuto da tecnico e squadra dopo l’addio dell’ex d.s. Vagnati Proprietà e dirigenza sono invece sempre state presenti. Ed è la continuità di impegno e progetto a far credere nel domani
ferrara
Mandata in archivio anche la partita di ieri sera contro la Roma, ed a tre gare (inutili, ovviamente) dalla conclusione del campionato, si impongono alcune considerazioni, che prendono spunto dai contenuti della conferenza stampa tenuta alla vigilia da mister Di Biagio.
Giorgio Zamuner che colpe ha se la Spal è retrocessa? E Ivone De Franceschi che ci poteva fare? E Mattioli e Gazzoli sono forse responsabili del fatto che il direttore sportivo del Torino li ha abbandonati (ha abbandonato tutti) a dodici partite dalla fine della stagione? E la famiglia Colombarini (di cui almeno un componente avrebbe voluto interrompere il rapporto col futuro manager granata già quando questi - anni addietro - aveva ormai messo un piede e trequarti a Parma) deve forse essere ritenuta responsabile di una fuga che non le è imputabile?
Assurdità, per non dire altro. Le esternazioni pre-Roma dell'ormai prossimo ex allenatore della Spal sono andate in una direzione completamente sbagliata. Colpendo Vagnati (che lo ha scelto, ingaggiato, e poi se n'è andato a stagione in corso), Di Biagio ha voluto coinvolgere - allargando e suddividendo le colpe per la retrocessione - nelle sue accuse professionisti che non meritavano e non meritano tale coinvolgimento. La cosa giusta detta dal tecnico è che i problemi della Spal risalgono all'1 luglio di un anno fa, con una campagna acquisti-cessioni evidentemente deficitaria sotto il profilo dell'allestimento tecnico dell'organico successivamente destinato ad un campionato culminato nell'anticipata caduta in serie B. Una verità, quella del trainer, poi condita da una montagna di alibi.
Se al suo arrivo la situazione era catastrofica - come da lui rimarcato - perché Di Biagio ha accettato la panchina della Spal? Lo ha fatto a scatola chiusa? Ignorava classifica, consistenza dell'organico, problema infortuni? Era all'oscuro di tutto? E se Vagnati ha poi preso l'autostrada per Torino, è stato tale fatto - a campionato fermo - ha così sconvolto allenatore e squadra da precipitarli nel baratro?
La società ha accusato un vuoto nel ruolo, ma ha riflettuto sulla scelta ed è corsa ai ripari una volta portate a sintesi tutte le valutazioni del caso. E sia chi è rimasto sul ponte sia chi ci è arrivato, non ha mai lesinato impegno, presenza, sforzi, vicinanza a giocatori e staff tecnico, oltre che nella conduzione quotidiana del sodalizio.
Per tutti questi motivi crediamo che Di Biagio avrebbe dovuto e dovrebbe piuttosto riflettere sull'andamento ed i contenuti delle partite giocate dalla Spal sotto la sua conduzione, il cui bilancio è di 1 vittoria, 1 pareggio e 10 sconfitte, 0.33 di media punti, 7 gol segnati e 24 al passivo, scelte tattiche e individuali illogiche, uomini messi fuori ruolo come le mezzeali schierate in fascia (per fare solo un esempio).
Tant'è, un'annata di retrocessione porta sempre veleni. Che la società quest'anno abbia commesso errori (pagati a caro prezzo) è evidente e lo sottolineiamo da tempi non sospetti, ma accusarla di ciò che non esiste (vedi la mancata "protezione" all'allenatore - Di Biagio - ed alla squadra dopo la partenza di Vagnati; "protezione" da che?) rappresenta da parte del mister solo la ricerca di forzatissime scuse (queste, gli infortuni, la pausa imposta dall’emergenza sanitaria...) che non reggono nemmeno agli occhi dell'ultimo dei profani. Come se gli infortuni non avessero penalizzato anche Semplici e come se lo stop non sia stato tale per tutti.
Se oggi c'è un motivo di speranza, di fiducia, nel futuro, questo è rappresentato dalla continuità, dall'impegno, dal rilancio e dalla progettualità garantite dalla proprietà. E dalla presenza, dalla professionalità, dalle competenze e dal lavoro di Mattioli, Gazzoli, Zamuner, De Franceschi, Andreini, Ludergnani e soci, indipendentemente dal fatto che possano sbagliare o meno. E l'assenza, passata o prossima, di altri (due) sarà un plus per essere ottimisti e credere nel rinnovamento spallino.—
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
