Juve, scudetto sicuro soltanto vincendo contro la Sampdoria
La sfida di stasera allo Stadium è decisiva Sarri si affida a Cristiano Ronaldo e a Dybala
l’analisi
TORINO
Abdicato definitivamente il sarrismo («Non vado alla ricerca di allenare me stesso, devo essere io ad adattarmi alle caratteristiche dei giocatori») e già fissato il giudizio finale di questo campionato («È un buon voto: la squadra ha fatto bene nella Serie A più difficile della storia»), ora a Maurizio Sarri non resta che conquistare quello scudetto che brama più di tutti. L’inedito braccino della sua Juve ha rinviato a stasera l’appuntamento con il suo primo titolo italiano: serve una vittoria contro la Samp per far partire l’attesa festa, visto il successo dell’Inter sul Genoa nell’anticipo di ieri, mentre il club prepara la celebrazione per il nono tricolore consecutivo.
Si gioca in casa, ma a porte chiuse è un’altra atmosfera. «C’è la volontà di andare all’obiettivo senza perdere la testa – dribbla il tecnico bianconero – : abbiamo tempo fino al 2 agosto per arrivarci ed è una possibilità. Dobbiamo giocare con combattività, perché andarci vicino conta zero». La lezione di Udine, con quel primo match point sprecato malamente, risuona in una Juve che vorrebbe dedicarsi alla Champions e, invece, è ancora alle prese con un campionato che sta procedendo per inerzia.
«Non penso e non voglio che qualcuno sia già mentalmente al Lione – rilancia Sarri – : la Champions è una manifestazione affascinante, ma ora c’è solo la Sampdoria. E una squadra si deve valutare sul campionato, che è più indicativo perché dura 10 mesi, quest’anno 12». La frase non è buttata lì a caso e profuma di avviso ai naviganti: le voci su un possibile cambio di allenatore proseguono, così come i contatti con procuratori e intermediari (in pole c’è Pochettino), e Sarri ha già detto che lui onorerà il contratto fino al 2022.
Il destino in Europa influenzerà valutazioni e destini, ma ora nella Juve c’è solo lo scudetto all’orizzonte. Sarri deve gestire le forze residue di una squadra stanca, nella testa come nelle gambe, e dopo l’ultimo infortunio di Douglas Costa si toglie un altro sassolino. «La Juve ha molti infortunati da qualche anno – ha sottolineato – ma è anche difficile trovare una causa in comune». A blindare la difesa torna Bonucci dopo la squalifica, mentre Pjanic sembra destinato alla terza panchina di fila. Dopo la cessione al Barça e qualche incomprensione tra regista-allenatore, evidentemente qualcosa è cambiato. «Non ho dubbi sulla sua moralità e professionalità – spiega il tecnico– quindi se ho fatto scelte diverse è stato per cause tecniche e tattiche».
A Sarri basta che funzioni la coppia Ronaldo-Dybala, capace di segnare 41 dei 73 gol bianconeri in questa Serie A. CR7 ha ancora più motivazioni, tra classifica dei capocannonieri e miglior marcatore della storia juventina, e allo Stadium dopo la ripresa ha realizzato 6 gol in 4 partite di campionato (due doppiette di fila con Atalanta e Lazio). Non dovesse bastare il fuoriclasse portoghese come assicurazione sulla vittoria, la Juve potrà sempre affidarsi all’effetto Stadium.
In questa stagione nel proprio impianto ha conquistato 20 vittorie e pareggiato 3 volte, segnando 56 gol (16 subiti), in campionato ha sempre segnato e fatto punti dalla famosa sconfitta contro il Napoli di Sarri del 22 aprile 2018. Bilancio di 32 successi in 38 partite (84% di vittorie) in 826 giorni: manca l’ultimo tassello e l’ultimo allenatore capace di battere la Juve a Torino potrà laurearsi campione d’Italia alla guida dei bianconeri. —
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