Spal, il solo restante obiettivo è non “salvare” il Torino
I granata cercano la certezza matematica della permanenza in serie A In casa biancazzurra si deve almeno evitare la settima sconfitta consecutiva
ferrara
L’unico motivo di (presunto) interesse che circonda Spal-Torino, in programma questa sera alle 19,30 al “Paolo Mazza”, riguarda la possibilità che i granata stacchino o meno il pass per la certezza dell’anticipata permanenza in serie A (a tre turni dal termine sono a +6 sul Lecce terzultimo).
Affaracci loro, la questione tocca molto indirettamente la Spal. Si tratta di vedere se i biancazzurri, dopo aver finora miracolato diverse squadre e parecchi singoli avversari, riusciranno a fare altrettanto anche con il Toro. Difficile a dirsi, visto che si affronteranno le due peggiori squadre di questa annata sportiva (Spal 23 punti in meno rispetto alla stessa giornata della scorsa stagione; Torino -22) per rendimento, per gioco e per totale disattesa degli obiettivi stagionali di minima.
La Spal, consumata la sua annunciata e deludentissima (oltre ogni più nefasta aspettativa) retrocessione, non ha più nemmeno l’onore da difendere. Il risultato odierno nulla cambierà o aggiungerà, a meno che non esca un ulteriore cappotto.
Quanto alla formazione, anche quella sarà di rilevanza alcuna, tanto i danni sono già stati fatti. Alla luce degli indisponibili (lo squalificato Bonifazi, gli infortunati Berisha, Floccari, Felipe, Castro, Sala e Cerri) e del turn over, dovrebbe riapparire dal primo minuto Di Francesco, così come torneranno titolari Petagna e Missiroli. Possibile Salamon al centro della difesa. Poi si vedrà se ci sarà spazio dall’inizio per qualche giovane (le soluzioni potrebbero essere Demba tra i pali e Tunjov a centrocampo, poi si vedrà se ne entreranno degli altri, tipo Cuellar e Horvath per fare solo due esempi).
L’auspicio, l’unico, è che non si debba assistere ad un ulteriore scempio, dopo 6 ko di fila e goleade assortite. Dispiacerebbe per la maglia, per ciò che rappresenta la Spal agli occhi della gente, non certo per molti degli interpreti. Che nel giro di una settimana per fortuna non albergheranno più a queste latitudini. —
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