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Il Cus Ferrara sta valutando il domani «Al peggio ripartiremo dalla serie C Ma siamo vivi e con un percorso di crescita»

D.c.

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FERRARA

Riunione esecutiva del rugby ferrarese l’altra sera negli impianti di via Gramicia. All’ordine del giorno il futuro della formazione seniores, fortemente minata nei numeri da una serie di avvenimenti indipendenti dalla volontà di alcuno.

puntualizzazioni

Dopo aver letto fra stampa e social un po’ di tutto, il responsabile di sezione Claudio Trombetta prima di illustrare i programmi ci tiene a sottolineare alcuni aspetti:

«Il rugby a Ferrara non è certamente morto, anche se a leggere certe cose potrebbe sembrare - esordisce il dirigente -, così come sembra che la società faccia nulla. Il Cus Ferrara rugby vive e sopravvive e sta continuando il suo percorso di crescita a 360 gradi, con un progetto attivo in 15 istituti scolastici cittadini, che - dopo essere stato interrotto dal Covid – riprenderà non appena possibile. Con la Federazione invece stiamo portando avanti un progetto di formazione dei dirigenti cui stanno partecipando 15 persone che da genitori dei più piccoli si stanno trasformando in persone in grado di gestire le varie realtà societarie».

prima squadra

«Detto questo e tornando alla seniores maschile - prosegue Trombetta - dobbiamo fare i conti con tre fine carriera di atleti di prima linea, con altri che non hanno dato la disponibilità per motivi di lavoro che potrebbero portarli lontano da Ferrara, o altri come Bondoni, Ghelli e Leccioli in predicato di cambiare maglia. Di rugby non si campa e va bene così; si può biasimare nessuno».

«Le disponibilità economiche sono ridottissime e non si sa nemmeno se e quando partirà la prossima stagione. Tra tutte queste incognite, stiamo incontrando società limitrofe per valutare se per caso questa problematica numerica è comune e magari avviare una fattiva collaborazione che abbia un senso per entrambe, con l’obiettivo di mantenere il titolo sportivo di serie B. Si saprà tutto nel giro di una settimana».

gli scenari

« Nella peggiore delle ipotesi ripartiremo dalla serie C, magari coinvolgendo più in fretta nel processo di crescita i ragazzi dell’Under 18, con alcuni prospetti di spicco che sono in Accademia. È un fatto normale anche se impattante, che non deve essere visto con negatività. In passato è già accaduto ed ha ricompattato l’ambiente dando nuove energie, che poi si sono viste sul campo con stagioni vincenti». —

D.c.

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