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Lombardo ed i consigli a “Uccio” Marino: «Curi la fase difensiva»

p.n.

L’ex allenatore spallino, maestro del nuovo tecnico, traccia un approfondito ritratto del trainer al quale viene affidata la ricostruzione ed il compito di tentare la risalita 

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il racconto

«Ho sentito “Uccio” un paio di giorni fa. Gli ho dato solo due consigli, ma non abbiamo parlato della Spal».

Lo chiama così, “Uccio”, come fa da sempre. È la testimonianza dell’affetto che nutre per Pasquale Marino, suo vecchio allievo, del quale è stato papà calcistico, maestro, mentore, fonte d’ispirazione. «Come giocatore sì. Se lo sono stato anche per la sua carriera di allenatore dovete chiederlo a lui...».

ricordi e ingiustizia

Paolo Lombardo è quello di sempre. Umile, modesto (nell’accezione più positiva), schivo. Ma anche acuto osservatore, esaustivo e ficcante nelle sue analisi. Un professionista ed una persona che non lasciano indifferenti. Il “piccolo grande uomo” siciliano ha marcato una traccia profonda in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. Uno dei personaggi più belli e ricchi di umanità, e dei tecnici più bravi ed innovativi, passati da Ferrara, dalla Spal. Logico rivolgersi a lui, adesso, per tracciare un ritratto di Pasquale Marino, conterraneo e nuovo allenatore della Spal, che arriva per riprendere in qualche modo la traccia lasciata da Lombardo nel corso della stagione 1990/91, interrotta anticipatamente a causa di un esonero assurdo.

«Sono rimasto profondamente legato alla Spal ed a Ferrara - dice Lombardo dalla sua casa sulla spiaggia siracusana dell’Arenella, uno dei luoghi più incantevoli del litorale aretuseo -. Una città indimenticabile, con cui instaurai un profondo feeling reciproco. A distanza di decenni mi resta il rammarico per non aver potuto coronare quel campionato, che avremmo vinto. Subii un torto notevole, esonerato dopo la vittoria a Treviso, credo che una cosa del genere sia capitata solo a me. Ma nella vita bisogna anche essere fortunati, le competenze da sole non bastano. O si nasce preda, o si nasce predatore. Diciamo che chi è predatore ha più possibilità di farcela. La natura ignora la giustizia, crea semplicemente opportunità da saper scegliere, altrimenti paghi gli errori commessi. Ed io ne commisi».

l’autocritica

Lombardo è autocritico, al limite dell’essere quasi impietoso con se stesso. Apre il libro dei ricordi e sottolinea in cosa probabilmente errò: «Avrei dovuto vincere in scioltezza. Quel gruppo era il più forte che ho mai allenato a livello di serie C. Lo sbaglio fondamentale che commisi fu quello di pensare di difendere solo in linea. Mi lasciai andare alla tendenza del momento, al “sacchismo”, quando invece il calcio era ed è anche altro. Avevo due difensori, Albiero e Fabbri, da “fine del mondo”: con due così non avrei mai dovuto prendere gol. Quel gruppo, poi, aveva qualità notevoli, la Spal in C2 era come il Real Madrid. Il campionato alla fine lo avrei vinto. Toccò a Gibì Fabbri, che con la sua saggezza e la sua esperienza “allungò” la squadra e con la qualità dei singoli vinse gare e campionato. Pasquale Marino purtroppo ha “ereditato” da me il principio della linea difensiva alta, per fare calcio propositivo, ma quando si perde palla bisogna chiudere il gioco avversario. È lì che “Uccio” deve migliorare, e gliel’ho detto».

destino e carattere

Eccoci dunque nel vivo della questione: Pasquale Marino. Che in un certo senso aveva la Spal nel destino. Lombardo racconta: «L’ho cresciuto io. Lo vidi sedicenne nelle giovanili del Marsala e lo portai al Siracusa. Da allora è sempre stato sotto il mio occhio, l’ho allenato sia al Siracusa che al Potenza e lo avrei portato pure a Ferrara, ma non ci riuscii. Era a contratto con la Battipagliese e non si liberò. Lo avrei preso al volo, nonostante alla Spal ci fosse un giocatore con le sue stesse caratteristiche, Profumo».

Per l’uomo-Marino, Lombardo ha solo parole dolci: «Una persona straordinaria, perbene, corretta. Un po’ introverso, ma con spirito critico e dotato di grande ironia, capace di battute straordinarie e di vivere la socialità».

rivoluzione e max

Dopo la recentissima e dolorosa retrocessione, la Spal affiderà a Pasquale Marino il compito di tentare l’immediata risalita, o comunque di disputare un campionato nelle zone alte. Missione non scontata, anche perché l’organico andrà completamente ricostruito. Una rivoluzione della rosa che Lombardo giudica indispensabile: «Seguendo la Spal in televisione ho visto una squadra rassegnata: se incassava un gol, recuperare diventava un “disastro”. Rifare l’organico è scontato. La Spal viene dalla serie A ed avrà il dovere morale di tornare o provare a tornare nella massima categoria. Marino farà bene, ma dovrà vincere e ciò non sarà facile, non lo è mai. “Uccio” godrà dell’appoggio fraterno di Massimo Mezzini che come uomo-gruppo è “la fine del mondo” ed è pure un bravo collaboratore. Tanto che a Marino ho dato un consiglio».

dove migliorare

In realtà, Lombardo di consigli ne ha dati due, o no? «Sì, in tempi non sospetti ho detto a Pasquale che deve imparare bene l’inglese, per nutrire l’ambizione di vedersi aprire ulteriori prospettive di carriera. E poi l’ho invitato a mandare Mezzini a fare uno stage da Gasperini, all’Atalanta».

Interessante. E questa sollecitazione è strettamente connessa agli approfondimenti sul Marino allenatore: «Ho sempre seguito le sue squadre, anche in serie A quando era all’Udinese o al Parma. Pasquale non è tanto portato ad attuare una fase difensiva preventiva che oggi è fondamentale. Marino ha iniziato con il 3-4-3, poi è passato ad altri sistemi, però il problema non è nel modulo, nelle formulette numeriche, bensì nell’idea generale di gioco, nella filosofia. Il suo è un calcio propositivo? Un’affermazione, sintetizzata così, che oggi come oggi è fuori luogo. Il gioco propositivo, e lo dico per mia esperienza, deve basarsi sul fondamentale presupposto di una fase difensiva valida. Quando si perde palla bisogna saper non prendere gol, si deve resistere agli attacchi dell’avversario. Il calcio è fatto di due fasi: offensiva e difensiva. E l’unico allenatore che le legge ed interpreta bene è Gasperini, che propone due stili di gioco totalmente differenti: quando è in possesso di palla attua un calcio totale; quando la palla l’hanno gli altri, allora ricorre alla difesa “a uomo”, che è fondamentale. E ciò tutti gli altri allenatori, Marino compreso, lo disconoscono. Per questo, qualche giorno fa, gli ho detto: “Uccio”, manda Mezzini a fare uno stage da Gasperini, è all’avanguardia».

Ma con una approfondita premessa come questa, il mondo Spal si deve forse aspettare un allenatore attento solo alla fase offensiva?

«Questo no - dice Lombardo -. Per il bene che voglio a Marino, e per la stima che no verso l’uomo e verso il tecnico, ho solo espresso, come già a lui direttamente, le mie valutazioni su ciò che può avergli impedito di raggiungere certi traguardi. Per non accettare di difendere in un certo modo, quando era al Vicenza e poi al Frosinone perse due qualificazioni alle finali dei play off di B. Gli sarebbe bastata un pizzico di attenzione in più alla difesa preventiva per vincere due campionati che - sia ben chiaro - per quanto proposto in generale avrebbe meritato di vincere. Ma, al netto di queste mie osservazioni, parliamo di un grande allenatore».

prossime visite

Non è un caso che De Zerbi, diretto da Marino prima all’Arezzo e poi al Catania (con promozione in serie A), abbia tratto grandi insegnamenti ed ispirazione dall’ormai nuovo trainer della Spal. Che a parere di Paolo Lombardo lascerà il segno:

«È valido, ha grande esperienza in serie B, categoria che ha anche vinto. Ed ha fatto bene pure quando non ha vinto».

Quanto all’impatto con Ferrara, Lombardo la vede così: «L’approccio con la città e l’ambiente lo vivrà lui, io non devo dirgli niente. Ferrara è semplicemente straordinaria, ed ha la tifoseria più bella d’Italia. Pasquale in serie B non troverà mai da nessuna parte tifosi come quelli della Spal. Ma... è ufficiale che Marino allenerà la Spal?».

No, ancora per qualche ora non lo è, ma è certo al mille per mille. E allora Lombardo si lascia andare: «Vado per gli 80 anni (ne ha 77; ndr) ma non sono... rimbambito. Con Pasquale e Massimo alla Spal verrò a Ferrara a vedere qualche partita, e magari a trascorrere qualche serata sia con loro che con i vecchi amici. Intanto mando un saluto ed un abbraccio ai miei vecchi giocatori, a Fabbri ed Albiero, a Primizio e Improta... A proposito: cosa fa Improta adesso, dove vive? A Trento? Un terrone vero e proprio come lui ha vissuto e si è stabilito al Nord... Un caro saluto a tutti».

Così parlò Paolo Lombardo, Salvatore per gli amici. Anzi, “Turuzzo”.

«Uomo dal grande cuore», come ha sempre ripetutamente sottolineato chi lo conosce bene. Ce n’eravamo accorti tanto tempo fa. —

p.n.

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