Spal, Mezzini ora ritrova De Franceschi
A Rimini nel 95/96 l’attuale vice di Marino fece da “tutore” a quello che adesso è il braccio destro del d.s. Zamuner
ferrara
Se il calcio è metafora della vita, allora è evidente che, in mezzo al tanto marciume della nostra quotidianità, sa offrire anche storie belle. Di vecchie amicizie, di incroci, di un ritrovarsi, di sovrapposizione di storie.
Prendiamo la nuova Spal che sta nascendo. C’è tutto un filo - nemmeno tanto sottile - da srotolare, che accomuna tanti protagonisti. Il nuovo allenatore biancazzurro Pasquale Marino sbarca a Ferrara con il suo “vice” Massimo Mezzini. Insieme avevano giocato - con Davide Torchia - nel Siracusa guidato da Paolo Lombardo, che poi sarebbe venuto alla Spal per allenare tra gli altri gli stessi Torchia e Mezzini, con quest’ultimo reduce dalla Battipagliese dove era stato ancora con Marino ma anche con Improta e Lucidi che si sarebbero trasferiti con lui alla Spal.
Adesso, ventinove anni dopo il passaggio del suo maestro Lombardo, Marino arriva a sua volta a condurre la Spal. Insieme appunto a Mezzini, suo principale collaboratore, che in qualità di braccio destro del d.s. Giorgio Zamuner (fraterno amico di Max e con lui tra i grandi protagonisti della promozione in serie B del 91/92) ritrova Ivone De Franceschi, suo ex compagno di squadra nel Rimini.
Correva la stagione 1995/96. Mezzini era arrivato in biancorosso l’estate precedente.
Nel ’95 vede sbarcare De Franceschi, dieci anni più giovane di lui. Talento purissimo, più forte di Del Piero (del quale era compagno di squadra nella Primavera del Padova allenata dall’icona spallina Franco Pezzato), destinato all’Inter: il trasferimento saltò quando... saltò tutto il ginocchio. Infortunio devastante, che mise in serio pericolo la carriera di De Franceschi, il quale dopo un lunghissimo stop riprese lentamente nel San Donà. Quindi, per testarne meglio l’effettiva ripresa, il Padova lo diede al Rimini.
Impatto subito notevole. In un assolato pomeriggio al “Romeo Neri”, De Franceschi tra scatti, dribbling, iniziative, mise a ferro e fuoco la difesa della Spal, in Coppa Italia. «Ma chi è quello?», chiedemmo estasiati a Mezzini, a fine gara. «Vedrai...», rispose lui. Vedemmo, sì. Anche nella gara di ritorno, quando al “Paolo Mazza” De Franceschi concesse un bis di altissimo livello andando pure in gol ed esultando sotto la tribuna mandando baci alla folla.
Era però un De Franceschi da... maneggiare con cura. Giovane, con ancora un po’ di comprensibile timore per una stagione spartiacque: quel ginocchio lo avrebbe lasciato tranquillo? Un po’ di ansia, qualche inevitabile medicina, così capitava che lo stomaco si annodasse. E lì entrava in scena Mezzini. Un veterano, un leader, uno che la C l’aveva vinta più volte. Eppure Max, dall’alto del suo straordinario carattere, non esitò a prendere sotto la propria ala De Franceschi, a fargli come da tutore, in un certo senso ad accudirlo con attenzioni... genitoriali. Come quando preparò l’acqua calda da portare a Ivone per lenirgli il mal di stomaco. Un gesto tanto apparentemente piccolo quanto incredibilmente rivelatore dello spessore della persona.
Adesso, ventiquattro anni dopo il 1996, De Franceschi e Mezzini si riabbracciano alla Spal. Una Spal caratterizzata da conoscenze radicate, competenze professionali, stima reciproca, sentimenti di amicizia. Zamuner e Mezzini. Mezzini e Marino. Zamuner e De Franceschi. De Franceschi e Mezzini. Il filo che li unisce - uno all’altro - potrebbe rappresentare il solido e ideale presupposto per ripartire. Per i nuovi orizzonti della Spal. —
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