«Un protocollo per la ripartenza che ci costerà»
I dirigenti ferraresi riflettono sulle normative per tornare in campo: molto dispendiose «Scritte da chi non conosce la realtà di Seconda o Terza»
ferrara
I protocolli sono bestie strane. Richiedono tutta la tua attenzione, ma ti trattano come quegli uccellini appollaiati sul dorso di un rinoceronte. Infatti, ai protocolli ci si adegua. In teoria senza discussioni. L’uscita del protocollo della LND, un paio di giorni fa, ha dato le linee guida delle situazioni sanitarie e di come affrontare i prossimi mesi in terra di Covid. In relazione alla ripartenza dei campionati di calcio dilettantistici. E ci sarà anche la possibilità che intervengano le regioni.
analisi
Il commento di Braiati, presidente del comitato emiliano-romagnolo, è stato netto: «Speravamo fosse meno complicato. Ma prende dalla serie D ai pulcini. E nulla di quanto prevede è irrealizzabile». Ad Argenta, per fare un esempio, avevano già fatto preparare un programma per le giovanili. In generale, le altre società hanno preso atto.
Il presidente del Tresigallo, Mario Ansaloni, parlando in generale sosteneva che la cosa più importante non era lavorare, quello non era poi un grande problema, ma lavorare al buio. La presenza, finalmente, di un protocollo, per molti è almeno un punto di partenza.
Il massimo dirigente del Sant’Agostino, Lenzi, uno di quei dirigenti che vede cinque o sei mosse più avanti anche con la scacchiera coperta, sottolinea: «Sembra un protocollo scritto da gente che non è mai stata su di un campo di Seconda o Terza categoria, e ragioni di calcio dilettanti solo pensando a società almeno di serie D. Docce singole, entrate separate per le squadre e per gli arbitri... Ci sono decine di complicazioni inserite pensando che ogni impianto sportivo sia una specie di stadio Olimpico».
«In generale - aggiunge Lenzi -, sembrano norme scritte da chi non ha idea di quello che sta facendo, sul piano pratico ed organizzativo. E poi, anche se la Federazione ha ridotto le iscrizioni, non ha restituito le quote non consumate la scorsa stagione. E manda tutto questo protocollo ad iscrizioni già pagate. Non si può nemmeno ragionare di iscrivere, specie a livello giovanile, meno squadre, per semplificare tutto. Tutte cose fattibili. Certo. Siamo andati anche sulla luna. Ma è costato molto».
perplessità
Modena, il presidente del Mesola, ha qualche perplessità ma parte dal presupposto che i protocolli vanno seguiti: «C’è un protocollo e lo si segue. Non è che ci sono delle discussioni su cosa fare o non fare. Però è logico che le situazioni ai nostri livelli sono complicate. Per esempio, partiremo prima con la prima squadra e gli Juniores partiranno solo dopo. Tenere separate le due squadre in tutto è un lavoro che va pianificato. Poi, è chiaro, ci sono molti adempimenti, ma sono poi cose che si trovano negli edifici pubblici, negozi, bar. Per noi i problemi potrebbero essere di tipo burocratico sanitario. Abbiamo diversi ragazzi veneti, e non è detto che tutto il discorso delle visite e quello legato alla prevenzione epidemiologica sia uguale nelle due regioni». Insomma, c’è da fare. Ma al momento nessuno si arrende. —
alessandro bassi
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