«L’emorragia si ferma coinvolgendo tutti» Le proposte per risollevare il movimento
Il punto di vista dell’addetto ai lavori Simeon sulla crisi: servono le idee della Federazione e campi aperti tutti i giorni
FERRARA
Il calcio dilettantistico è sempre stata la sua grande passione, quello che ha portato lui (insegnante di materie meccaniche all’Ipsia, ora in pensione) a tuffarsi nel mondo dell’editoria dilettantistica, partendo dagli almanacchi con tutti i dati delle società ferraresi, per arrivare ai numerosi programmi di approfondimento televisivo, lanciando tanti giovani giornalisti (uno su tutti, Massimo Callegari) e non perdendo mai di vista il calcio giocato. Dagli anni ’90 a oggi Mauro Simeon è una certezza di un calcio che, però, in tutti questi anni ha cambiato volto, toccando in questi mesi il punto più basso, fra calo di iscrizioni e livello qualitativo. «È un fatto indiscutibile - racconta - che le squadre nel giro di vent’anni siano calate drasticamente così come penso, seppur entro certi limiti, che le colpe siano soprattutto di quei responsabili federali, a partire dai nazionali per arrivare a quelli locali, che si sono preoccupati solo di gestire il quotidiano, senza pensare a soluzioni lungimiranti per stare al passo con il mondo che cambiava».
senza mattioli
Simeon, poi, fa un salto indietro nel tempo, ai tempi del Cif con presidente l’attuale numero uno spallino, Walter Mattioli: «Lui, ma anche il compianto ex presidente federale Massimo Granata avevano provato a cambiare qualcosa. E in effetti devo dire che da quando manca Mattioli il nostro calcio dilettantistico ha perso tanto. Ma in generale non ci sono più certi personaggi, quelli che davano tutto per la società del proprio paese, spesso unica attrazione per l’intera comunità. E se cala il movimento cala l’attenzione degli organi di stampa. Per questo, con rimborsi spese ormai azzerati e nessuna gratificazione almeno di immagine, molti calciatori e allenatori preferiscono cessare l’attività».
In effetti, anche attraverso i suoi programmi televisivi, Simeon negli anni ha proposto iniziative collaterali e ideato premi per gli addetti ai lavori. «Ma ora è sempre più complicato, anche i programmi in tv hanno costi troppo elevati e senza il giusto supporto economico non so davvero come affronterò la prossima stagione».
soluzioni
Ma cosa fare per fermare questa emorragia? «Intanto, a livello giovanile sarei meno rigido con le categorie. Si faccia in modo che i campi nei paesi siano aperti, così da portare ragazzi anche di età diverse a giocare fra loro, per tornare a farli appassionare e tenerli in attività tutto l’anno. Non a caso in giro si vedono ancora partite aperte a tutti, in cui vi sono anche giovani calciatori che alla categoria preferiscono lo spirito amichevole, mescolandosi a 60-70enni da sempre innamorati di questo sport. E pure la Federazione dovrebbe pensare qualcosa, ad esempio la Terza categoria aperta alle compagini Juniores, mettendo magari in palio un’altra promozione. Quella dei fuoriquota è stata una regola applicata male e nel tempo si è fatto nulla per cambiarla».
E poi adesso ci sono anche le problematiche legate al coronavirus: «Credo che non solo in questo aspetto, ma in generale nella gestione delle strutture, le società debbano chiedere un maggiore coinvolgimento delle amministrazioni comunali, specie se parliamo di settori giovanili. E i giocatori che hanno smesso, se non hanno voglia di allenare, diventino dirigenti, tornando a coinvolgere tutti il giorno della partita, perché possa tornare ad essere una festa per le nostre piccole comunità avare di attrazioni. Il calcio resta uno sport sano e un movimento utile, ma senza il coinvolgimento di tutti sarà difficile fermare questa emorragia». —
d.b.
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