Cus Ferrara stasera al via tra i veleni Mariotti: «Ora un piano quinquennale»
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Questa sera alle 18 negli impianti cussini di via Gramicia prenderà il via la stagione della palla ovale ferrarese. Stagione che parte tra mille incertezze dovute a fattibilità e tempistiche federali inerenti ai campionati, ovviamente dettate dal Covid, ma anche con un prologo al veleno assai vicino a casa Cus.
polemiche e mediazione
L’autoretrocessione della prima squadra in C1 e la crisi numerica del settore femminile, hanno scatenato una ridda di polemiche fra stampa e social, che se da un lato servono a focalizzare l’attenzione su problematiche magari sottovalutate, dall’altro forse non servono in un momento difficile come questo. Chi sta cercando di fare da mediatore tra chi critica aspramente e chi conduce la sezione, è Fausto Mariotti, persona conosciuta e stimata in ambito universitario, nonché ex giocatore, dirigente ed arbitro internazionale.
«Il rugby è come una malattia che ti contagia quando lo giochi e ti accompagna poi per tutta la vita - dice Mariotti -. Diventa una forma mentis e ti insegna a vivere le cose con passione e con dedizione. Il Cus Ferrara sta ora attraversando un momento molto impegnativo. L’autoretrocessione della prima squadra, con alle spalle una under 18 che conta una rosa molto risicata, forse non sufficiente a garantire un campionato, a cui si aggiunge il rugby femminile, fino alla scorsa stagione nella élite della serie A, che ora pare non avere le giocatrici per partire autonomamente. Si segna il passo anche tra dirigenti e tecnici».
nuovo progetto
«Insomma – prosegue Mariotti - qualche intoppo nella programmazione in regia c'è stato, ma quando si fa, si può sbagliare. Ora si tratta di imparare dai propri errori e ritrovare la strada giusta. Servirà un nuovo progetto, magari quinquennale, che condiviso possa riunire tutte le parti che gravitano attorno al mondo ovale e svilupparsi con la passione di tutti. Per realizzare il sogno di tanti bambini che sono diventati uomini al Cus dove si deve promuovere lo sport come azione sociale. Perché lo sport ti insegna ad essere una persona migliore».
«Il rugby – continua Mariotti - è lo sport di squadra per eccellenza e si vince solo insieme, soprattutto imparando dagli errori. Ho letto la lettera dell'amico Dario Gargano (ex giocatore e tecnico cussino assai critico con l’operato della società; ndr). Dietro c'è tanta passione, perché il rugby ci ha dato tanto e i passionali danno nello stesso modo, perché non c'è altra maniera. Si discute, si lotta per le proprie idee, ma poi il terzo tempo ci impone di parlarne e di risolvere il problema. Sarebbe bello farlo in casa nostra, ma al rugby manca anche una club house, imprescindibile punto di aggregazione, dove stare insieme, rivedere le partite, accogliere i giovani giocatori ed i loro genitori durante gli allenamenti. Fare squadra insomma. Nel rugby, che è grande scuola di vita, trovare un punto d'intesa è fondamentale e va fatto subito».—
Dario Cavaliere
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