Personalità e 4-3-3 Quando Marino “incartò” Klopp
Nel settembre del 2008 l’allenatore firmò la storica vittoria dell’Udinese a Dortmund
la storia
Era settembre. Esattamente come oggi. Solo poco più di una settimana di differenza: il 18, quel giorno. Esattamente il 18 settembre 2008. Una data storica per il calcio udinese, e per mister Pasquale Marino. I friulani, guidati dal tecnico siciliano, al debutto in Coppa Uefa andarono a sbancare il Westfalenstadion di Dortmund, battendo 2-0 il Borussia guidato da... Jurgen Klopp. Uno che poi, a partire dal 2010, con i gialloneri avrebbe vinto due campionati tedeschi, una Coppa di Germania e due Supercoppe e - dopo ancora, fino ad ora - con il Liverpool avrebbe conquistato una Champions, una Supercoppa europea, un mondiale per club ed il titolo di campione d'Inghilterra.
l’impresa
Considerato da molti, e non da oggi, il miglior allenatore d'Europa, Klopp quella sera dovette inchinarsi a Marino, che può quindi vantarsi di avere lo scalpo del mediatico trainer teutonico, considerato grande stratega ed istrionico affabulatore. Marino, col fido Max Mezzini al fianco, però lo incartò per bene, dandogli una grande lezione. Tattica e di personalità.
Marino tenne fuori Di Natale e Quagliarella, preferendo loro i giovani Alexis Sanchez e Floro Flores, schierò un 4-3-3 classico ed offensivo - Handanovic; Ferronetti (38' st Motta), Coda, Domizzi, Lukovic; Inler, D'Agostino, Isla; Pepe, Floro Flores (33'st Quagliarella), Sanchez (23' st Di Natale) -. Tre attaccanti veri, nessun attendismo, manovre veloci e ficcanti. Punteggio maturato già dopo poco più di mezz’ora di gioco (gol all’8' di Floro Flores ed al 34' di Inler) e tante occasioni per rendere ancora più ampio il vantaggio, mettendo a tacere il muro giallonero.
la filosofia
La ricetta? «Siamo stati molto aggressivi, abbiamo fatto ragionare poco gli avversari che facevano gioco con i difensori centrali. Ci chiudevamo bene e aggredivamo i portatori di palla. Quando siamo compatti tra i reparti anche gli attaccanti hanno un passo diverso», analizzò Marino. È questo l’allenatore al quale si è affidata la Spal. La sua squadra la vedremo, la scopriremo, quella di ieri era sono un’anteprima in maschera. La sua filosofia è riassunta in poche parole: «Come si vince? Con la forza del collettivo e la voglia di divertirsi. Il bello del calcio è giocare la palla, non rincorrerla. È noioso e deprimente inseguire gli altri per 90 minuti».
Klopp se ne accorse a sue spese. Con Marino gli attaccanti si sono esaltati e valorizzati, da Sanchez a Floro Flores, da Okereke a Gyasi. La Spal giocherà per vincere su ogni campo e contro qualsiasi avversario.—
p.n.
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