Zamuner e Mezzini, il biancazzurro nel cuore «La B torneo fastidioso e Mora ci piace molto»
Direttore sportivo e vice allenatore ieri sera alla festa di Pontelagoscuro Ricordando i tempi di Gibì Fabbri ma proiettandosi anche sul futuro
il dibattito
Il passato che è anche presente. Rappresentato da due nomi che oltre ad aver partecipato concretamente a scrivere un pezzo di storia biancazzurra, rappresentano la speranza, la fiducia e la garanzia per ciò che sono l’oggi e il domani. Il ds spallino Giorgio Zamuner e il vice allenatore Massimo Mezzini sono stati ospiti dell’interessante serata di Pontelagoscuro nell’ambito di “Ponte in Festa”.
Gli organizzatori hanno voluto dedicare questo bel momento biancazzurro ai tanti appassionati che hanno letteralmente gremito una piazza bella e rispettosa dei crismi di sicurezza. Partendo dalla fine, si può tranquillamente affermare che “Spal, Ferrara: una storia d’amore, d’entusiasmo e passione” è stato un evento azzeccatissimo.
Gli interventi
La chiacchierata è iniziata ricordando lo scorrere del 1990, con Massimo Mezzini arrivato dalla Battipagliese e la vittoria della C2 agli ordini di Gibì seguita dall’arrivo di Zamuner e il trionfo in C1. Nel mezzo... «Ci fu un’estate parecchio calda – ha raccontato Mezzini – con la tifoseria che nel precampionato si fece sentire per opporsi a una mia cessione. Rimasi a Ferrara».
Poi, ecco Zamuner: «Ricordo il mio gol a Terni, il primo della Spal in quel campionato di B. Che però iniziò male a livello di risultati. Il ds Botteghi a novembre mi convocò in sede dicendomi che avevano deciso di cambiare. Al mio posto arrivò Stefano Salvatori, io andai a Empoli controvoglia facendo un brutto campionato. A fine anno l’Empoli non esercitò il diritto di riscatto, anche secondo mia indicazione. Tornai, perché giocare alla Spal in C o in B a me cambiava poco. Ferrara è una piazza ricca di entusiasmo dove la gente ti fa sentire da serie A». E ancora un ricordo su Gibì: «Mi ha trasformato da giocatore di corsa a un calciatore tecnico davanti la difesa. Alla prima amichevole mi diede la maglia numero 4. Fu la svolta della mia carriera: peccato, avevo già 27 anni, magari avendolo incontrato prima...».
Presente e mercato
Il discorso si è poi spostato sull’attualità, con il ds che ha parlato di mercato: «Il discorso è semplice, ci sono pochissimi movimenti ovunque. Le squadre sono bloccate dalle uscite e anche noi abbiamo qualche giocatore con ingaggi che non favoriscono tutto ciò. La volontà è quella di fare un campionato di vertice, di svecchiare la squadra, di ridurre i costi. Ma tutto dipenderà dalle uscite di chi ha ingaggi importanti. Ho fermato tre, quattro giocatori giovani di prospettiva che prenderemo in prestito. Hanno le giuste motivazioni, proveremo a integrarli con altri profili funzionali».
«Mora? Ci piace. Diciamo che è in cima alla lista dei nostri desideri, cercheremo di riportarlo qui. Stimiamo Luca come giocatore ma anche come ragazzo che può trasmettere al gruppo l’amore per la maglia della Spal. Berisha? Ci risolverebbe un sacco di problemi. Probabilmente arriveranno offerte per lui, le valuteremo tutti assieme. È uno che potrebbe fare il dodicesimo in un top club, ma ci possono essere anche possibilità estere».
Big Max
Zamuner ha passato la palla a Mezzini, ricordando che uno degli obiettivi sarà quello di «far uscire la gente dallo stadio, quando ce ne sarà la possibilità, col sorriso sulle labbra per aver visto la Spal onorare maglia e città avendo giocato con lo spirito giusto».
«La serie B – ha spiegato Mezzini – è un campionato fastidioso. Bisogna andare oltre alle qualità tecniche perché se mancano carattere, ferocia e agonismo non t’imponi. Bisogna correre e picchiare nel senso buono. Per lo staff tecnico avere il gruppo completo dall’inizio avrebbe potuto dare dei vantaggi, ma il mercato chiudendo dopo l’inizio del campionato t’impone già questa difficoltà. Fisicamente stiamo lavorando per arrivare il più brillanti possibile alla prima di campionato». Il vice allenatore ha anche parlato di mister Marino: «Essere qui alla Spal con lui è un’emozione. Sentiamo grande responsabilità, io in primis perché sono tornato in un posto che conosco benissimo. Pasquale è uno che ha grande rispetto per i giocatori: durante la partita non fa molta confusione, ma nello spogliatoio si fa sentire a suo modo». —
Alessio Duatti
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