Mesola spettacolare La Comacchiese però non demerita
mesola
La Comacchiese gioca bene. Nel primo tempo mette alle corde il Mesola (dopo il 3-0 castellano dell’andata) e colpisce ripetutamente nel settore sinistro offensivo, trovando spazi a volontà. Zangirolami inverte gli esterni bassi, cambia tre uomini contemporaneamente ad inizio ripresa e proporne una squadra, nella seconda parte, molto solida e pericolosa. E che ovviamente si qualifica.
La Comacchiese continua a giocare bene, ma il peso superiore in campo a lungo andare si fa sentire. Partita vivace, molte azioni da gol e ritmo piuttosto elevato, con molti e pericolosi rovesciamenti di fronte. All’8’ scatto ubriacante di Mantovani, che lascia sul posto Monti. Il difensore, superato, lo afferra per la maglia. Rigore. Batte Neffati, che a differenza di sette giorni fa, trafigge Calderoni che aveva comunque intuito. Al 12’ abbraccio eccessivamente affettuoso di Cavallari a Finotti. L’arbitro indica il dischetto: batte chirurgicamente Finotti, che manda il portiere da una parte e la palla dall’altra. Al 30’ bella azione personale di Trombini, che siede un paio di difensori poi inchioda un violento sinistro sotto la traversa da pochi passi entro l’area.
Al 51’ Finotti pareggia con un movimento letale in piena area, concluso da un sinistro dolce e vellutato che ruba il tempo a tutti e finisce lentamente in gol. Neanche il tempo di festeggiare e la Comacchiese torna avanti: Mantovani da sinistra entra in area e sferra un diagonale micidiale. Calderoni è mostruoso a ribattere, ma non trattiene, palla che va a centro porta dove Trombini, che ha seguito l’azione, tocca in gol da pochi passi. Pareggia nuovamente il Mesola al 67’, con un tiro cross a rientrare da sinistra di Corradin. Portiere che non legge bene la parabola, intervento di testa da due passi di Manari che tocca di testa delicatamente. Al 90’ volata sulla sinistra di Garbin, che arriva quasi sul fondo e con un bel diagonale anticipa difensore e portiere che forse si aspettavano il cross, e manda in fondo al sacco. —
alessandro bassi
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