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Braiati tra proteste e lavoro «I dilettanti vanno avanti»

alessandro bassi
Braiati tra proteste e lavoro «I dilettanti vanno avanti»

Il presidente regionale della Federazione analizza la situazione: vietato fermarsi La situazione è complessa ma si può proseguire seguendo tutte le regole

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Durante la seconda guerra mondiale, una flotta americana si trovò nel mezzo di un uragano. Diverse navi affondarono. Altre no. Ci fecero anche un film con Humphrey Bogart. Diedero la colpa di tutto all’ammiraglio Halsey. Nel calcio dilettantistico, oggi, la situazione è simile: tante società, pardon navi, si trovano ad affrontare un uragano terribile.

l’uragano

Problemi grandissimi. Tutti hanno paura di affondare, tutte hanno paura dell’uragano. Ma quanti sono quelli che guardano le ondate alte come palazzi e danno la colpa all’ammiraglio?

Lo chiediamo proprio a lui, l’ammiraglio, pardon presidente, Paolo Braiati. «In questi momenti difficili, ci sono sempre delle proteste. Ma anche tante società che lavorano a testa bassa e spingono nella direzione giusta. La situazione è difficile, lo sappiamo e lo vediamo tutti. La nostra scelta è quella di andare avanti e di cercare di finire il campionato: una nuova sosta come quella della scorsa stagione non sarebbe probabilmente recuperabile. E non per le singole squadre, ma probabilmente per l’intero movimento. Si tratta di tenere duro e di riuscire a non fermarsi. Noi stiamo lavorando con grande scrupolo».

« In Federazione c’è un ufficio con un’addetta che anche sabato e domenica mattina cerca di gestire le situazioni difficili e rinvia le partite anche con poco preavviso, se la situazione è ascrivibile al Covid; non si deve aver paura di segnalare la situazione difficile. Poi vederemo come recuperare, ma il movimento in generale deve andare avanti, non sarà facile ma possiamo farcela, se...».

il proposito

Se? «Se tutti si danno da fare e seguono alla lettera i protocolli. Sappiamo che non è facile, ma gli ultimi protocolli sono meno feroci dei primi emessi. Soprattutto, dovremo fare in modo che i ragazzi seguano i protocolli anche fuori dal campo di calcio o di allenamento. Se le squadre hanno dei focolai, spesso non è colpa delle società, ma di incontri di amici, o di contatti a scuola, di feste e divertimenti. A questo punto, per andare avanti, bisogna che le società intervengano con forza sui loro ragazzi, che siano previdenti e che diano indicazioni precise. E per quanto possibile, che le facciano seguire. Oppure ci saranno delle conseguenze, non per colpa delle società, ma che andranno nella direzione che noi speriamo non imbocchino. Teniamo duro e andiamo avanti».

pubblico

C’è speranza di vedere pubblico, domenica? «Il nuovo Dpcm sembra consentirlo - spiega Braiati -. Ma poi rimanda alle normative regionali. Ed in questo caso, per l’Emilia Romagna, la normativa non prevede il pubblico per i dilettanti. Ma abbiamo chiesto un minimo di apertura. La lettera alla Regione è già partita. Oltre tutto il presidente Bonaccini si è molto impegnato per la riapertura degli spettacoli sportivi. Speriamo in una risposta positiva. Anche una percentuale ristretta andrebbe bene. E sarebbe importantissima per le partite delle giovanili, in modo che almeno i genitori, con opportuno distanziamento, possano seguire le gare dei loro figli, che magari hanno portato in trasferta. Speriamo che non debbano continuare ad aspettare fuori». —

alessandro bassi

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