Spal-Lanerossi nel nome dei doppi ex di oggi e di ieri Da Marino, Mezzini e Zamuner a Fabbri e Vendrame
L’allenatore spallino ed il suo vice hanno guidato anche i biancorossi. Il d.s ne è stato giocatore e poi li battè e gli fece gol Accadde nel 3-1 del ’92, con Gibì in panchina, lui che era stato l’inventore del Real Vicenza e - prima - il mentore del Poeta
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Ci sono partite che hanno sempre il loro fascino. Indipendentemente dalla categoria, dai momenti. Spal-Vicenza (e viceversa) figura tra queste. È stato così in decenni lontani, lo è stato nell’anno della cavalcata dalla C alla B nel 91/92 ed in quello più recente della promozione in serie A. E lo sarà anche oggi pomeriggio. Certo, con il pubblico sarebbe stata un’altra cosa. Chi ricorda la sfida al Vicenza di Ulivieri del 5 aprile 1992? Brividi.
Quel giorno la Spal vinse 3-1. Era guidata in panchina da Gibì Fabbri, ed in campo da Giorgione Zamuner e Big Max Mezzini. Sull’altro fronte il numero 4, il mediano, era Mimmo Di Carlo. Hai detto coincidenze? Oggi, Mezzini è il vice-allenatore della Spal, Di Carlo il mister dei biancorossi, e Zamuner il direttore sportivo spallino. Questo pomeriggio, 28 anni dopo quella partita, rigiocheranno la sfida, in altri panni ma pur sempre da primattori, per i ruoli che ricoprono. Per Zamuner, tra l’altro, non è una gara banale.
Per diventare l’Imperatore della Spal, Giorgio dovette prima sottostare al ruolo di vassallo nel Vicenza. Eh sì, lui ci ha giocato in biancorosso. E che intrecci con il destino. Dopo un’annata di mille traversie globali, il giorno di gloria lo ebbe il 7 giugno 1990. Non una notte mondiale, bensì un torrido pomeriggio sul prato del “Mazza”, dove fu il suo roboante destro dalla distanza a squassare la rete del Prato per avviare la vittoria del Vicenza nello spareggio-salvezza. Ricordiamo la sua liberatoria esultanza, prima accennando a correre verso la panchina, poi scattando sotto la Est gremita di tifosi veneti. Appena pochi anni più tardi, appunto, quel 5 aprile 1992, gli avrebbe piantato un siluro su rigore per sbloccare quello Spal-Vicenza e consacrarsi appunto Imperatore del popolino biancazzurro.
Zamuner e Mezzini, come detto, sono oggi riuniti sotto il vessillo spallino. E con loro c’è mister Pasquale Marino, che del Vicenza è stato allenatore. Correva il 2014, e il tecnico siciliano – con Mezzini fido “vice” – confezionò un capolavoro. Subentrò sulla panca biancorossa a fine ottobre, dopo undici giornate, con il Vicenza ultimo in classifica. Un passo alla volta gli diede corpo e anima, gioco ed efficacia, pilotandolo prima in zone sicure e poi issandolo fino al terzo posto, sinonimo di play off per la promozione in serie A. Semifinale sfortunatamente persa contro il Pescara, ma capolavoro globale sotto gli occhi di tutti.
Poi finì male, tra un mancato trasferimento al “suo” Catania ed una permanenza forzata sfociata in una stagione negativa, con l’esonero all’alba della primavera. Il calcio è mobile, come la donna e la vita.
Parlando di allenatori, e di Spal-Vicenza, ci si deve però inchinare davanti all’ideale monumento a Gibì Fabbri. Ah, che malinconica nostalgia per il vecchio nocchiero, imperituro idolo di entrambe le piazze. Tra i vai e vieni spallini (giocatore, allenatore delle giovanili scudettate, mister della prima squadra) l’opera d’arte della sua carriera: il Vicenza da lui reso Real. Preso in B nel 76/77 e portato fino al secondo posto in A (77/78) ed alla successiva partecipazione alla Coppa Uefa. Il tutto, arricchito dalla perla della valorizzazione di Paolo Rossi, da lui trasformato da anonima aletta ad implacabile centravanti goleador destinato al tetto del Mondo.
L’avventura al Vicenza finì con una retrocessione dai contorni poco chiari, con il grande Gibì vittima incolpevole. Poi, gli anni di gloria spallini, con la doppia promozione dalla C2 alla B. E fu lui a consegnare Zamuner al suo massimo splendore. Un Giorgio del quale un giorno Gibì disse: «Potrebbe giocare nella Juventus, magari come libero».
Infine, non si può non dedicare un cammeo all’immenso talento artistico di Ezio Vendrame.
Animo delicato e tormentato, qualità sopraffina, fuoriclasse consacrato nel cuore della gente che vale più degli albi d’oro. Cresciuto nella Spal, il Comunale si affollava per vederlo all’opera con la De Martino di... Fabbri. Mandato in esilio emerse dai meandri della C più oscura per conquistarsi Vicenza e il Vicenza, dove visse le sue annate di maggior splendore, in serie A, dipingendo calcio sul prato del “Menti” e animando nottate alla trattoria De Gobbi.
Quella di oggi è idealmente la sua partita. Sua e di Gibì. Sperando che alla fine a fare festa siano Zamuner, Marino e Mezzini.–
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