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Spal, fattore C: Castro da indesiderabile a indispensabile Curioso e non casuale

Paolo Negri
Spal, fattore C: Castro da indesiderabile a indispensabile Curioso e non casuale

Dalla mancata cessione al gol della prima vittoria stagionale. Il centrocampista argentino sempre più al centro del gioco

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FERRARA. Il calcio a volte restituisce ciò che precedentemente ha tolto. È quanto accaduto alla Spal, che dopo aver visto svanire 5 punti complessivi tra fine recupero (col Cosenza), scoccare del 90’ (a Lignano contro il Pordenone) o a –6 dal termine (a Empoli), per una sorta di compensazione sabato contro il Vicenza ha conquistato la prima vittoria stagionale grazie al rigore realizzato da Castro al 93’.

TUTTO MUTA

Il 3-2 finale si è dunque concretizzato in maniera curiosa, visto che il gol decisivo porta la firma di un giocatore a lungo quasi indesiderabile. Non come professionista, non come persona e non come giocatore, ma per le note valutazioni economiche che – a causa di un ingaggio ingombrante per la realtà spallina in cadetteria – avevano collocato il “Pata” sul mercato, con la valigia in mano fino all’ultimo istante di mercato. Gli imminenti ma poi abortiti trasferimenti ne hanno reso forzata la permanenza, e qui sono stati bravissimi lo staff tecnico e l’atleta stesso a resettare tutto ed a mettersi immediatamente in sintonia con la realtà. Curioso (come dicevamo) ma non casuale che il successo sia stato firmato da Castro. Perché il centrocampista si è conquistato sempre più il proprio spazio ed in tre presenze tutte da titolare ha dato pienamente ragione alla capacità di analisi ed all’onestà intellettuale di mister Marino.

RUOLO CRUCIALE

In questo momento (ma a maggior ragione in prospettiva, visto che può ancora crescere molto) Castro è indispensabile. Perché abbina qualità ed esperienza, intelligenza e malizia, cattiveria e sfrontatezza, carattere e personalità. Arretra, svaria, va in tackle, imposta, si inserisce, suggerisce, conclude, sa rallentare il gioco come accelerarlo. Lo cadenza. Non è banale, osa. Non è vero che contro il Vicenza non abbia brillato. Anzi, è stato semplicemente decisivo. Partito sul centro destra, come uno dei due trequartisti (l’altro, Di Francesco) allargati alle spalle di Sebastiano Esposito, dopo lo svantaggio si è accentrato, partendo leggermente più arretrato. In costruzione ha compensato le difficoltà che stava avendo la Spal, non sempre lucida e precisa. Il gran lancio per Dickmann nell’azione traversa-gol del pareggio, ne è la fotografia. Poi, nella ripresa, Castro si è anche buttato dentro. Un tiro a colpo sicuro deviatogli in angolo, una conclusione sul primo palo – dopo bello spunto – paratagli da Grandi. E la personalità, l’audacia e la tecnica con cui si è preso la responsabilità di battere e trasformare il rigore.

LEADER

La Spal aveva, ha ed avrà bisogno di leader del genere. Anche per scrollarsi di dosso quei freni, quelle remore, quelle paure che bene non fanno. Il digiuno di successi e la rilevanza della gara col Vicenza hanno creato ansia e frenesia, tradotte in alcune situazioni di gioco. Perfino Berisha, solitamente freddo, sicuro, impeccabile, è parso preda del piccolo o grande disagio psicologico del momento collettivo, risultando insolitamente febbrile.

Comprensibile, per certi versi. Non osiamo immaginare quali chiacchiericci sarebbero stati alimentati se la Spal non avesse vinto. E va detto che il successo è stato pienamente meritato. Perché fortemente voluto e cercato con carattere e determinazione fino all’ultimo, e perché frutto anche della capacità di rimontare due svantaggi: non facile, alla luce del citato quadro psicologico che rischiava solo di essere amplificato dallo 0-1 e poi dall’1-2.

La Spal si è imposta per meriti collettivi e per il fattore “C”. Non quello di sacchiana memoria, bensì quello con declinazione argentina.–


 

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