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La Pugilistica Padana ai tempi del coronavirus «Palestra chiusa? Noi ci alleniamo all’aperto»

Dario Cavaliere
La Pugilistica Padana ai tempi del coronavirus «Palestra chiusa? Noi ci alleniamo all’aperto»

Genitori e ragazzi non hanno voluto fermarsi, così Alex Duran ha riprogrammato gli allenamenti all’esterno del palazzetto

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Nel mondo sportivo estense una delle voci del dissenso più attive nei confronti dell’ultimo Dpcm è quella di Alessandro Duran, l’ex pugile nonché campione mondiale ferrarese, che oggi dirige una palestra. Palestra che come tante altre in tutta Italia è stata costretta alla chiusura dalle ultime normative contestatissime dagli addetti ai lavori.

la fermezza

Alessandro però è persona coriacea anche fuori dal ring e non ci sta. Con la voglia e la determinazione di sempre, con fermezza e nel pieno rispetto delle regole, sta continuando ad allenare i suoi ragazzi fuori dal Palapalestre; una iniziativa che non è passata inosservata anche dal punto di vista del messaggio che lancia. «È una iniziativa che parte dai ragazzi - dice Duran - ed anche dai genitori dei più piccoli. Vista l’impossibilità di allenarsi all’interno, perché non facciamo qualcosa fuori?, mi hanno chiesto ed io sono stato ben felice di accontentarli».

«Così, nel rispetto delle norme ed in piena sicurezza, abbiamo iniziato a fare attività davanti al Palapalestre con una felpa addosso e via. Basta volerlo. Anche per far capire che chiudere queste attività non è la via per sconfiggere il virus. Abbiamo accettato la chiusura nel primo lockdown, tutte le successive imposizioni normative e adesso siamo nuovamente fermi. Trovo assurdo che nei più alti vertici italiani venga detto ora che lo sport non è attività essenziale. Con che diritto dicono questo, quando per tutta la mia vita mi hanno fatto dire il contrario per promuovere l’attività sportiva? Sono stato testimonial a marzo della campagna Coni “Io resto a casa”. Ora no. Ora dissento e dico: con testa ma viviamo».

sul quadrato

Come sul ring, Alessandro quando si mette in moto è difficile da fermare; d’altra parte è sportivo che ha iniziato ad allenarsi in un garage per poi arrivare in cima al mondo. «Io non sono un politico e nemmeno un medico-virologo, ma credo che in un momento come questo, soprattutto per i giovani, un’ora di sano svago sia una medicina straordinaria. Non capisco perché le nostre attività devono essere sempre le prime ad essere penalizzate. Per questo sono fra i promotori della manifestazione apolitica che lunedì alle 18 vorrebbe veder scendere in piazza a Ferrara tutto il mondo delle palestre costrette alla chiusura ed a rischio fallimento. Mondo cui spero si affianchino per solidarietà tutti gli altri settori oggi a rischio ed anche la cittadinanza comune. È una ruota che gira e ci sarà bisogno di tutti».

«Io ho un dovere morale verso i miei ragazzi - incalza Duran -: insegnare loro che nella vita bisogna combattere per ottenere qualcosa. La situazione della boxe in Italia, e di conseguenza anche a Ferrara, era già drammatica prima e con tutte queste limitazioni si finirà per andare sempre più giù. A Cristofori è saltato un match importante perché l’avversario (l’ucraino Prodan; ndr) è risultato positivo all’ultimo controllo e messi come siamo messi è un lusso che non ci si può permettere. A noi servono anche i pochi introiti che il botteghino italiano produce».

«E dire che, sebbene difficile, era match che il ferrarese poteva portare a casa con un pizzico di buona sorte - conclude Alessandro Duran -. Le caratteristiche tecniche le ha, ma bisogna vedere come reagisce all’essere sempre incalzato da chi ha pugno pesante. A costo di sembrare cattivo, devo dire che adesso a Ferrara un campione in grado di dire qualcosa ai massimi livelli non c’è. Brutto da dire ma è la verità. Con la volontà arrivi fino ad un certo punto, come Matano ad esempio, ma poi devi avere a livello tecnico un qualcosa in più. Diamo tempo ai giovani di crescere e vedremo...». —

Dario Cavaliere

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