Morea è al top e pensa a casa «Kleb squadra di carattere»
Basket. L’allenatore, estense d’adozione, sta volando con Brindisi: 5 vinte di fila
l’intervista
Nato a Taranto cinquantuno anni fa, Alberto Morea si sente ferrarese a tutti gli effetti. Arrivato nella città estense negli anni Novanta, si è costruito una carriera da allenatore e una famiglia. Le squadre giovanili, il ruolo di assistente nell’allora Basket Club, una promozione in serie A, qualche altro incarico e poi il salto a capo allenatore, con diverse stagioni – tra cui Ferrara – nel secondo campionato nazionale. Poi, tre anni fa, eccolo tornare in Puglia come assistente allenatore nel massimo campionato, all’Happy Casa Brindisi, al fianco di Franck Vitucci.
«Devo essere sincero – racconta Morea –. Ferrara mi manca molto. Ovviamente mi manca la famiglia, ma mi manca anche la città. È vero, a Brindisi c’è il mare, il clima è ottimo, l’esperienza lavorativa è molto coinvolgente e stimolante, ma il mio legame con Ferrara resta sempre forte».
Forte è anche il ritmo che sta tenendo la sua squadra in campionato: una sola sconfitta all’esordio e poi cinque vittorie filate, l’ultima con la Fortitudo Bologna, e il secondo posto in classifica: qual è il segreto?
«È sicuramente un buon record e ne siamo felici. Ma per prima cosa va detto che stiamo vivendo una situazione del tutto particolare. Contro la Fortitudo abbiamo giocato senza pubblico, e questo per alcuni giocatori è un fattore importante che può influire sul rendimento. Poi non ci sono certezze, perché 48 prima della partita, quando si fanno i tamponi, può cambiare totalmente lo scenario, addirittura si può non andare in campo. Detto questo, per il terzo anno consecutivo a Brindisi sono cambiati i protagonisti, ma non la filosofia che guida squadra e società. Play hard and enjoy: gioca duro e divertiti, ama dire Vitucci. Questo è ciò che ci guida in campo ed è ciò che piace al nostro pubblico che segue con grande passione la squadra, anche in questo momento particolare».
A parlare sono i risultati: due finali di Coppa Italia, playoff scudetto e qualificazione alla Champions League.
«I risultati non arrivano per caso. A Brindisi da tre anni c’è uno staff dirigenziale e tecnico stabile, che lavora secondo una programmazione, con idee precise e facendo scelte giuste. Questo mi ricorda molto Ferrara che negli ultimi anni ha trovato stabilità e sta procedendo con idee chiare. A Brindisi anche i giocatori si identificano con i valori della società e comprendono il progetto. Thompson, ad esempio, è molto legato alla città; Harrison è un punto di riferimento per tutto l’ambiente. In più cerchiamo di inserire e far crescere atleti che si mettono in evidenza nel campionato di A2».
Siete riusciti a battere la Fortitudo che per Brindisi era una bestia nera.
«Era una partita particolare sotto molti punti di vista. In primo luogo per il ritorno di Banks che è stato alcuni anni a Brindisi ed è stato un faro per questa squadra. Poi l’assenza del pubblico, che per noi è un fattore importante, e l’assenza di alcuni giocatori di Bologna. Diciamo che me l’ero immaginata diversamente la sfida con le Effe».
Nella sua carriera che peso l’esperienza all’Happy Casa?
«Sono tornato a fare il vice allenatore dopo alcune esperienza da head coach. È un ruolo diverso, ma essere stato capo allenatore mi sta aiutando. Essere rientrato in serie A mi fa sicuramente piacere e i risultati che stiamo ottenendo sono positivi. Diciamo che dopo momenti duri, mi sono riappacificato col basket».
Delle due ferraresi in A2 che ne dice?
«A bocce ferme Ferrara ha un’ottima squadra: quadrata, di carattere, determinate, che in A2 avrà sicuramente un impatto fisico di alto livello. Ha cambiato poco rispetto all’anno scorso ed ha inserito due giocatori di spessore come Hasbrouck e Pacher. Per Cento il ritorno a casa è sicuramente un fattore importante. Credo che possa fare passi importanti verso una crescita complessiva. In A2 vedo anche altre squadre ben attrezzate e interessanti come Verona e Ravenna. Sarà certamente un campionato avvincente e competitivo, da guardare con interesse. Sempre che si ricominci a giocare». —
Mauro Cavina
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