Una Spal in salsa Orange con spruzzate di Fabbri Un gioco che ricorda quello dell’Olanda e di Gibì
Il sistema tattico e l’interpretazione rimandano a quello introdotto dalla Nazionale di Michels e poi sviluppato dall’Ajax Difesa “a tre” per liberare i laterali, partecipazione collettiva, gol dei centrocampisti. Come amava anche il Maestro
ferrara
Prima che ci si accusi di blasfemia calcistica, è opportuno leggere con attenzione. La premessa è dunque la seguente: l’assunto che si va a sviluppare non è certo questione di un improbabile, impossibile, inattendibile paragone qualitativo tra quelli e questi. C’è un mondo di differenza. Il punto è un altro, e riguarda considerazioni tattiche di ordine generale, filosofia di gioco, disposizione in campo, excursus storico, nascita ed evoluzione di un sistema.
Tutto ciò per dire che la Spal vista l’altra sera contro la Salernitana ci ha ricordato qualcosa della grande Olanda. Quella del 1974. Quella di Johan Crujiff. Ci spieghiamo.
Quando si parla dell’immensa Nazionale orange dei mitici anni ’70, la tendenza è quella di cadere in tre stereotipi: una squadra figlia dell’Ajax già pluricampione d’Euroa, il 4-3-3, l’universalità dei giocatori.
Bene, tutto ciò non è (completamente) vero. Ştefan Kovács, santone romeno, plasmò gli ajacidi proseguendo il grande lavoro avviato da Rinus Michels, il quale una volta approdato sulla panchina della Nazionale introdusse un’evoluzione. Il presunto 4-3-3 di base era in realtà un 3-4-1-2, già che l’allenatore ebbe l’intuizione di arretrare Jansen dalla mediana alla difesa, per comporre un terzetto di centrali con Haan e Rjisbergen, al fine di liberare le avanzate dei terzini Suurbier e Krol, di fatto laterali di spinta, ali aggiunte. In mezzo il tuttocampista Neeskens ed il cerebrale Van Hanegem, con Crujiff trequartista nominale e Rep e Rensembrink non ali da linea bianca ma attaccanti esterni pronti a stringere e andare alla battuta a rete, sfruttando la creazione degli spazi. Cultura tattica, immenso talento individuale, preparazione atletica innovativa=grande Olanda. La polivalenza non esisteva, non nel senso che Rep facesse anche il terzino o Rjisbergen il centravanti. Polivalenza significava semmai partecipazione collettiva ad entrambe le fasi di gioco.
Quando poi, in epoca successiva, l’Ajax tornò sul tetto d’Europa, il modulo non era quello che si diceva 4-3-3. Anche qui, infatti, la difesa era a tre, e a disegnarla così era l’arretramento di Rijkaard prima e Franck de Boer poi, per permettere pure in questo caso ai laterali (ad esempio Silooy e Musampa) di attaccare, con due mediani (Ronald de Boer e Davids) nel mezzo, Litmanen trequartista mobile e Finidi e Kanu attaccanti.
Sono i princìpi della Spal attuale, di quella ammirata l’altra sera. Se i tre centrali difensivi sono di ruolo (per quanto Salamon - quando è lui a giocare - sia mediano d’estrazione, e Ranieri possieda qualità tecniche notevoli, con un sinistro educato e utile pure in uscita), l’impostazione tattico-concettuale è quella. Linea difensiva “alta” (spesso l’abbiamo vista a ridosso della linea di metà campo), pressing portato dagli attaccanti (vedi quelle fasi iniziali del secondo tempo) col resto della squadra ad accorciare, laterali in costante proiezione, punte che stringono sia per liberare le corsie che per giungere alla conclusione. Ed un trequartista assai duttile. Valoti in assenza di Castro è stato riportato più avanti e ha dato un’interpretazione piena. È stato “10” ma si è spostato anche in regia e pure sull’esterno. È la capacità di occupare le zone del campo e di interpretare le situazioni.
92
La Spal ha brillato per coralità di manovra, bellezza estetica, concetti, efficacia, tenuta difensiva. Una prestazione che ha riempito gli occhi come non accadeva da tempo immemorabile, e che ha rimandato la memoria anche ad un’altra Spal. Quella di inizio dei ’90, quella di Gibì Fabbri. Guarda caso il papà del calcio totale, olandese (il mitico Battista fu precursore, già con le giovanili spalline campioni di tutto negli anni ’60). Chi erano i goleador di quello squadrone? Non Mezzini. Non Labardi. Non Messersì. Semmai i centrocampisti: Bottazzi, Zamuner, lo stesso Brescia non fece mancare le sue pappine.
Come adesso: 3 gol Castro, 2 Valoti, 1 Murgia e Salvatore Esposito. Totale di 7 sugli 11 complessivi segnati dalla Spal. Che l’altra sera è andata al tiro con Dickmann, con Sala, con Valoti, con Salvatore, oltre che con Sebastiano e Di Francesco. È questo dato ad evidenziare in maniera sifnigicativa la crescita collettiva da inizio stagione a oggi: la Spal attacca con molti più uomini, ha idee e gambe, crea.
Pasquale Marino ha plasmato e sta plasmando una bella Spal. In salsa Orange con spruzzate di Gibì.—
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
