Roglic chiude la stagione con il successo alla Vuelta
Ad Ackermann la volata di Madrid, lo sloveno della Jumbo bissa il trionfo del 2019. Carapaz secondo, Carthy al terzo posto
La stagione più complicata, per certi versi assurda, si chiude con il trionfo di Primoz Roglic in quel di Madrid. Il gradino più alto del podio della Vuelta deve essere una posizione comoda per lo sloveno che già lo scorso anno si era imposto nella corsa in terra iberica. Stavolta lo ha fatto dando sfogo alla sua classe in avvio, controllando sulle grandi salite e soffrendo il giusto nel finale. Una vittoria meritata, che conferma la bontà del progetto Jumbo Visma. Lo squadrone olandese chiude l’annata da dominatore assoluto. Vittorie pesanti nelle classiche monumento (la Sanremo con Van Aert, la Liegi con Roglic), successi in serie nelle gare di un giorno (lo stesso Van Aert ha fatto faville a Strade Bianche, poi Bennet al Gran Piemonte e chi più ne ha più ne metta) e poi la ciliegina di un grande giro come Vuelta. Certo, resterà l’enorme rammarico per aver gettato alle ortiche un Tour in tasca, ma in questo caso c’è pure da sottolineare la grande forza dell’emergente Pogacar. Insomma: la squadra in giallo ha vinto in lungo e in largo, lasciando alla concorrenza le briciole.
Facendo un’analisi più generalizzata è chiaro che il fenomeno Slovenia ha fatto il bello e cattivo tempo. La chiamano nuova frontiera del ciclismo e rappresenta un vero e proprio salto nel futuro, almeno per quanto riguarda le corse a tappe. Roglic ha fatto qualcosa di sensazionale in Spagna, soprattutto sotto il profilo psicologico. Non era facile reagire dopo la scoppola del Tour, e no nera semplice farlo negli ultimi giorni in maglia rossa, con Carapaz perennemente all’attacco e lui sulla difensiva. Certo, il fatto che la corsa sia stata accorciata (da 21 a 18 tappe) ha sicuramente favorito uno come Roglic che nei grandi giri è spesso crollato alla distanza. Ma questo non può minimizzare la portata del successo di Primoz, capace di vincere pure la classifica a punti.
Nell’ultima tappa volata sontuosa di Pascal Ackermann (Bora), con Hugh Carthy (Education First) che centra il terzo posto finale alle spalle di Richard Carapaz (Ineos).
E l’Italia delle due ruote? A metà del guado. Una certezza è rappresentata da Filippo Ganna, campione del mondo a cronometro e mattatore al Giro d’Italia. L’altra è Davide Formolo che nel 2020 ha centrato un successo al Delfinato e un bel secondo posto a Strade Bianche (peccato per l’infortunio al Tour). Per le ruote veloci sorride Giacomo Nizzolo, campione d’Italia e d’Europa. Qualche giovane interessante c’è (come Bagioli o Battistella). A loro serve tempo. Ma il ciclismo moderno non aspetta, e il rischio è quello di rimanere spettatori delle imprese degli altri. —
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