Martorella: «Spal e Pescara i colori della mia vita E questo è un anno zero»
Lanciato da Reja, l’esordio in B con gol, l’esperienza in A poi l’approdo a Ferrara Il doppio ex ricorda con amarezza la finale di Verona col Como e inquadra la prossima sfida
il racconto
Calciatore. Direttore sportivo con diploma conseguito a 33 anni. Uomo politico. Ora manager sportivo e co-presidente (mandato biennale, a turno tra i dodici soci) della Curi Pescara, gloriosa società di settore giovanile figlia dell’antica Renato Curi Pescara che dovrebbe futuramente risorgere se andrà in porto la riunificazione con quella che negli anni è diventata Renato Curi Angolana.
Antonio Martorella è nella sua Pescara. Tra le (tante) preoccupazioni del momento, qualche metaforico e consolatorio raggio di sole. Il mare, quotidiano elemento di vita, imprescindibile per chi è nato in una città come quella abruzzese. Un legame talmente forte che nel 1993, quando ci rilasciò la prima intervista da neo-calciatore della Spal, “Totò” evocò proprio il suo Adriatico (inteso come mare, non come stadio) come ciò che gli sarebbe mancato di più alla prima esperienza lontano da casa.
«Lo ricordo perfettamente - ci diceva Martorella ieri mattina -. Eravamo negli uffici romani della CoopCostruttori, ove mi ero recato per la trattativa e la firma con la Spal. Mi accompagnavano i miei genitori che, a digiuno delle dinamiche del calcio, si... arresero subito alle proposte del presidente Donigaglia».
Iniziò così la triennale esperienza spallina di Antonio Martorella, successiva a tutta la trafila ed a passaggi esaltanti col Pescara. Una doppia militanza, abruzzese e ferrarese, che fanno dell’antica ala un doppio ex che attende con emozionata impazienza la sfida di sabato prossimo al “Paolo Mazza” tra le sue squadre. Perché lui le sente così: «Tutte e due biancazzurre. Il miglior abbinamento di colori che possa esistere, anche per una maglia da calcio. In ogni caso, per me sono i colori del cuore».
Quanti incroci tra Martorella, il Pescara, la Spal. Di ieri (sul campo) e di oggi (a livello di ricordi ed emozioni ed amicizie): «Il giorno più felice della mia vita: l’esordio in prima squadra col Pescara, in serie B nel 1989. Vittoria 1-0 contro il Brescia. Gol mio. A lanciarmi, mister Reja, ex grande giocatore della Spal. Il giorno più sciagurato, invece, eccolo qui: 19 giugno 1994. Stadio “Bentegodi” di Verona, finale play off Spal-Como. Risultato finale, 2-1 per loro. Ancora adesso non ho digerito quell’amarezza».
Partita strana, per non dire altro... «Sì - ammette Martorella - ma non per le tante chiacchiere uscite dopo, voci poco simpatiche e senza alcun fondamento. Tutti noi avevamo una gran voglia di risalire, di vincere, di tornare in B. No, io mi riferisco all’arbitraggio, al gol misteriosamente annullato a Zamuner».
Uno Zamuner che oggi è il d.s. di “questa” Spal. Così come Max Mezzini, centravanti di “quella” Spal, è il vice di mister Pasquale Marino, col quale è stato anche sulla panchina del Pescara. Hai detto coincidenze?
«E credi che non lo sappia? Giorgio tra l’altro quindici giorni prima di Verona aveva esaltato il popolo spallino, e tutti noi, con il grandissimo gol che spianò la strada per la vittoria nella semifinale d’andata a Bologna. Adesso seguo il suo ritorno alla Spal in queste nuove vesti».
Un legame talmente forte, quello tra Martorella e la Spal, che “Totò” svela un piccolo aneddoto: «Nello scrigno segreto della mia abitazione conservo tutte le maglie che ho indossato alla Spal. Quelle tradizionali, a righe biancazzurre, ma anche quella rossa di quel maledetto spareggio contro il Como».
Martorella, che con il Pescara fece pure uno storico gol alla Juventus, alla Spal ci arrivò attraverso un altro incrocio: «Giocai un Sampdoria-Pescara di fine stagione, noi già retrocessi: 1-1 con gol di Roberto Mancini e pareggio di Max Allegri su assist mio. Feci molto bene e Paolo Borea, d.s. della Samp e legato alla Spal (era ferrarese, nonché ex dirigente spallino;ndr), mi segnalò al suo collega spallino Giovanni Botteghi, dicendogli che potevo far comodo alla Spal. Ho quindi avuto la possibilità di restare al Pescara in B, di andare in prestito altrove o di venire alla Spal. Non ci pensai troppo, per me non era una retrocessione, la Spal offriva un grande progetto. Per questo dico che quella partita col Como resta qualcosa di sciagurato, anche per la mia carriera. Sono rimasto nelle sabbie mobili della serie C e non ne sono più riemerso. Ma parlare della Spal e di Ferrara mi sta facendo emozionare, è un groviglio di sentimenti».
Figuriamoci quindi cosa può essere inquadrare lo Spal-Pescara che sta per arrivare. Martorella lo vive più con il cuore che con le analisi tecnico-tattiche: «Non sono uno che ogni sabato si mette davanti al televisore e scruta con occhio critico tutti i dettagli delle partite del Pescara. Lo seguo, ovvio. Qui non pensavano di trovarsi in una posizione di classifica del genere, penultimi, con una serie di cinque sconfitte consecutive. Per fortuna è arrivata la vittoria contro il Cittadella, attraverso una buona prestazione. La gara con la Spal dovràconfermare questi progressi, e nell’ottica del Pescara è forse un peccato che ci sia di mezzo la sosta, era meglio giocare subito per sfruttare lo slancio del successo sui veneti».
Quanto alla Spal, Martorella la vede così: «All’inizio ha avuto un andamento un po’ lento, almeno per i presupposti che - essendo retrocessa dalla serie A - la annoveravano per forza tra le protagoniste. Poi ho visto che sta recuperando le proprie prerogative, ha infilato tre vittorie consecutive probanti. Penso che sabato prossimo tra Spal e Pescara possa uscire una bella partita».
Previsioni sull’esito del campionato, però, Martorella non ne fa: «Questa è la stagione dell’anno zero. Per la Spal, per il Pescara, per tutte. Si vive una realtà particolare, ci sono tanti fattori potenzialmente condizionanti, non sempre i valori tecnici potranno essere rispettati».
In chiave spallina, oltretutto, “Totò” individua un altro fattore che potrebbe incidere: «Lo stadio è un gioiellino. Già prima era affascinante, ma adesso è proprio uno stadio all’inglese, un luogo deputato al calcio. In un impianto del genere la presenza del pubblico assicurerebbe con certezza una spinta in più, ma il dover giocare a porte chiuse toglie alla Spal questo argomento supplementare».
Un divieto, quello di accesso allo stadio, che priverà Martorella di un viaggio a Ferrara che aveva già messo in agenda: «Lì ho ancora degli amici, in particolare uno carissimo come Alberto Cocchi, che nell’occasione avrei sicuramente rivisto. E poi devo citare e ringraziare Thomas Magri, che sui social mi ha indicato tra i cinque calciatori, insieme a Van Basten, Baggio, Savicevic e Robbiati, che lo hanno fatto innamorare del calcio. Gli mando un abbraccio, come a tutti i tifosi della Spal: li ho sempre nel cuore. Proprio con gli amici scherzavamo di frequente, aspettando questa partita che non arrivava mai, Spal e Pescara hanno avuto percorsi diversi. Il Pescara ha fatto B, A, B... La Spal era in C, poi in B, poi - buon per lei - ha fatto tre anni consecutivi di A quando il Pescara era sceso. Si ritrovano adesso, in ritardo, e in B».
Una partita che da lontano seguiranno sicuramente anche altri due doppi ex molto cari a Martorella: «Scontato citare Allegri e Galeone. Abbiamo trascorso qualche piacevole giornata tutti e tre insieme sia a Pescara che a Livorno, in occasione dei camp estivi di Max. Con Allegri ho contatti quasi quotidiani, a lui mi lega un’amicizia che risale ai tempi del Pescara. Nel calcio ho due grandi amici, lui e Frederic Massara (d.s. del Milan; ndr). Quando Allegri allenava la Juve avrò fatto almeno sessanta volte il viaggio Pescara-Torino e ritorno, in macchina. Mi piace ricordargli che per lui posso dire di aver compiuto l’equivalente di... due giri del mondo. Ah, e c’è un’altra cosa che rammento. Quando Max nel 2004, proveniente dall’Aglianese, venne ad allenare la Spal, gli mandai un telegramma preannunciandogli una grande carriera. Ne ero certo perché lui già da giocatore, in campo, leggeva le situazioni più velocemente e meglio di chiunque altro. In questo, anche oggi da allenatore, è il migliore del mondo».
Storie di Spal e di Pescara. Unite dagli uomini e dal biancazzurro.—
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google