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Tramec, un ritorno alla realtà Belletti: «Passo indietro evidente»

Simone Gagliardi

La sconfitta nel derby di venerdì ha aperto profonde riflessioni in casa biancorossa 

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l’analisi

«C’è da salvare ben poco. Abbiamo giocato una brutta partita, troppo soft, abbiamo giocato una pallacanestro che non appartiene a questo gruppo. Ora dobbiamo capire cosa è successo perché tra una settimana non si scherza più: il tempo degli appelli è finito».

Un coach Mecacci molto buio. Realista, senza nascondersi dietro un dito dopo il derby perso venerdì sera. Al veleno le dichiarazioni rilasciate nell’immediato dopo partita, una gara persa malamente contro una Top Secret più collaudata e pronta a disputare un campionato importante. L’occasione era ghiotta: il Kleb non ha giustamente rischiato i due stranieri acciaccati (Hasbrouck e Pacher) affidandosi ai soli italiani.

smarrimento

Sufficienti però a far venir meno alcune certezze alla Tramec, quanto meno a far aprire gli occhi a chi pensava di essere già pronto al via ufficiale senza dubbi. Che invece esistono. È giusto sia così ora, il campionato deve ancora iniziare, i tornei e le amichevoli del precampionato servono a comprendere i punti di forza e i punti deboli del gruppo. E dove occorre lavorare. Di certo nel derby delle Final Eight di Cento la Tramec ha fatto un passo indietro.

«Ha ragione Matteo (Mecacci; ndr) ad essere arrabbiato - afferma il giorno dopo il general manager Belletti -: lo siamo in due. Io non parlo di pallacanestro, è l’atteggiamento che è sbagliato. Siamo partiti bene, poi appena gli under di Ferrara hanno iniziato a segnare tutto è crollato come un castello di carta. Se prima di venerdì ho sempre detto che la squadra era in crescita, qui il passo indietro è stato evidente. Non sono preoccupato perché conosco i ragazzi, arrabbiato sì. Ma lo sarei stato anche se alla fine avessimo vinto la partita».

«Ferrara ha giocato con ritmo e corsa, quello che avremmo dovuto fare noi: 15’ come il secondo quarto e i primi 5’ del terzo non si possono vedere. C’è stata poca intensità. Sì, è stato un passo indietro. Lo scorso anno nell’ultima partita prima del campionato successe la stessa cosa (contro Fabriano a Cento; ndr), speriamo sia un segnale».

Perdere il derby brucia, ma oggi a una settimana esatta dall’inizio del campionato - che per la Tramec partirà in trasferta a Chieti - non aver battuto un Kleb rimaneggiato è meno rilevante del passo indietro accusato dalla squadra in una partita ufficiale in cui ci si giocava qualcosa: il passaggio alle semifinali delle Final Eight di Cento.

l’impatto

Da salvare pochino, in casa centese: sicuramente l’impatto iniziale, soprattutto in difesa, ma poi dopo 10’ è cambiato tutto. In attacco il gioco non è stato così fluido come altre volte, i tiri dalla distanza (troppe le soluzioni da tre punti tentate) sputati dal ferro con un certa continuità non sono stati spesso il frutto di scelte lucide. Rivedibile la difesa sui piccoli, appena accennata la zona. Non tutte le avversarie saranno dotate della fisicità del Kleb, al quale peraltro in area mancava Pacher. Alla fine la rimonta biancorossa è arrivata più per una reazione nervosa che tecnica, con qualche recupero, qualche sporadica iniziativa singola e di corsa. Ma poco gioco corale.

l’attesa

Dai due Usa ci si attende tanto. Devono essere il faro della squadra. Cotton ancora non è in condizione: ha giocato molto, tirato male e raccolto un buon fatturato con soluzioni dentro l’area. Deve ancora lavorare per ritrovare un atletismo adeguato al suo nome. Nel derby è stato il miglior giocatore della Tramec, da lui però è necessario ancora molto di più.

Per Sherrod, serata no. Contro la fisicità della Top secret ha fatto fatica. Come centro e come secondo lungo. È un giocatore fisico, esperto. Oggi forse ancora un po’ indietro. Una cosa è certa: questa Tramec, per come è stata costruita, non può fare a meno dei veri Cotton e Sherrod: «Cotton oggi è al 50 per cento e ha segnato 18 punti - chiude Belletti -; Sherrod aveva una piccola infiammazione, ma non conta: deve registrarsi. Qui giocatori con le facce sbagliate li abbiamo già visti due anni fa. Brandon è un ragazzo d’oro, intelligente. Ma a Cento si lotta per la maglia». —

Simone Gagliardi

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