[MINUSCOLO]Esame da grande[/MINUSCOLO] per l’Italia In Bosnia è vietato sbagliare
Stasera a Sarajevo serve compiere l’ultimo passo. Evani: «Non roviniamo tutto» Con un pari tra Polonia e Olanda, gli azzurri in Final Four anche con una sconfitta
[FIRMA&TESTA]Guglielmo Buccheri
<MC>A Sarajevo, l’Italia non cerca complimenti. O, meglio, non solo quelli. Nello stadio dove è cresciuto Edin Dzeko (questa sera assente in attesa della negatività al coronavirus), gli azzurri non possono sgonfiare un pallone ricco di elogi perché la Final Four della Nations League è a un passo e fallirla suonerebbe come un piccolo, grande, esame di crescita saltato all’improvviso.
A Sarajevo affronteremo una Bosnia un po’ distratta e molto delusa: dai rigori, sbagliati, nella semifinale playoff con vista sugli Europei contro la Repubblica di Irlanda un mese fa il mondo bosniaco ha smesso di lottare e, così, sono arrivate solo sconfitte e brutte figure (soprattutto con l’Iran) ed è svanita in un attimo la possibilità di fare strada nel girone. Per la terza partita di fila, la conduzione del gruppo sarà nelle mani di Evani e, per la terza gara senza soluzione di continuità, la grande famiglia di collaboratori del ct Mancini avrà ruoli e compiti ben precisi a cominciare dal capo delegazione Vialli. «L’amicizia che ci lega ci fa lavorare con maggiore serenità. E se c’è serenità nello staff, i ragazzi lo sentono e, una volta in campo, per loro diventa un’opportunità in più da sfruttare», così Evani.
L’Italia si qualifica per l’atto finale della competizione se vince, ma può farlo anche in caso di sconfitta se dal duello Polonia-Olanda dovesse uscire un pareggio. Ma l’Italia vuole qualificarsi senza dover buttare un occhio alle sorti altrui e per farlo deve dimenticare le pacche sulle spalle che, a buona ragione, gli sono piovute addosso dopo il successo sulla Polonia e dopo aver allungato a 21 la serie di gare senza macchia. «Una cosa alla squadra l’ho detta e ripetuta: nel calcio quello che hai fatto non conta, il tempo dei complimenti è scaduto. Siamo arrivati fino a qua, sarebbe un peccato rovinare tutto non centrando il pass per le finali», così Evani.
Il volto degli azzurri sarà, di fatto, quello mostrato a Reggio Emilia poche ore fa. Tradotto: straordinari un po’ per tutti perché della comitiva fanno parte solo 28 giocatori, alla luce delle defezioni causa virus o contrattempi fisici. Così, in attacco Belotti dovrà chiedere un ulteriore sforzo ad un fisico piuttosto affaticato e lo stesso dovrà fare il «parigino» Florenzi. Fiducia se la merita il giovane interista Bastoni, accanto ad Acerbi, e fiducia riavrà Locatelli in un centrocampo dove, inamovibili, appaiono Barella e Jorginho. Unica, possibile, variabile sul tema visto contro la Polonia il via dall’inizio di Berardi e non Bernardeschi, anche se il ballottaggio rimarrà aperto fino all’ultimo. La Bosnia, dopo Dzeko, perde anche l’altro numero nove Hodzic, positivo al coronavirus come Sehic e altri due componenti la rosa. La Final Four è dietro l’angolo e in caso di nostro approdo si accenderebbero le luci dell’Allianz Stadium e di San Siro come case di un piccolo europeo dal 6 al 10 ottobre prossimo. Il 3 dicembre, il Comitato esecutivo dell’Uefa consegnerà alla federazione prima nel nostro gruppo il testimone ufficiale per l’organizzazione dell’evento: e in quella data indicherà l’ordine delle semifinali e lo stadio che ospiterà la finalissima e quello che darà vita alla finale per il terzo e quarto posto. Vincere la Nations League, un anno fa, portò nelle casse del calcio portoghese 10,5 milioni di euro: sarà così anche per la seconda edizione. —
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