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Benevento-Juventus 

Amici e campioni del mondo Inzaghi e Pirlo diventano rivali

Figli della Nazionale di Lippi che ha continuato a forgiare nuovi [MINUSCOLO]allenatori Un turno di riposo per Ronaldo, ma i bianconeri hanno bisogno di punti

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[FIRMA&LUOGO]Gianluca Oddenino<MC> / TORINO

[TESTO]Chissà se Pippo Inzaghi mangia ancora i Plasmon prima di una partita, ma nel dubbio Andrea Pirlo può stare tranquillo. Oggi a Benevento non condivideranno lo stesso spogliatoio, dopo averlo fatto per dieci anni in quel Milan capace di conquistare tutto ciò che si poteva vincere dal 2001 al 2011, ma “semplicemente” si ritroveranno rivali di panchina.

Difficile pronosticare un incrocio così, viste le differenti parabole e scelte dopo una vita sui campi da calcio, ma Inzaghi ha trovato il suo equilibrio dopo aver corso il rischio di bruciarsi per sempre prendendo il Milan quasi in corsa (nel 2014 aveva smesso da appena due anni di fare l’attaccante) e adesso testerà l’amico Andrea che ha debuttato senza esperienza direttamente alla guida della Juventus campione d’Italia.

Magari proverà anche a fargli lo sgambetto, sfruttando l’assenza di Ronaldo tra i bianconeri, per restituire lo scherzo del 2013 quando Pirlo svelò al mondo intero la scaramanzia segreta dell’attaccante. «Mangiava sempre i Plasmon – scrisse il centrocampista nella sua biografia “Penso quindi gioco” – e poi andava in bagno anche tre o quattro volte nel giro di dieci minuti. “Ragazzi, mi porta bene”. A pestarla mi avevano raccontato, non a produrla o annusarla».

Benevento-Juve ruota attorno alla prima volta di due campioni che si sfidano in una battaglia di tattiche e di nervi. Due “fratelli” che condividono il titolo conquistato nel 2006 a Berlino e allo stesso tempo sono la conferma dell’ottima semina compiuta dal ct Marcello Lippi. Di quella squadra ben 13 su 23 sono diventati allenatori, con il trio Pirlo-Inzaghi-Gattuso a sfidarsi in questa Serie A (curiosamente tre pilastri rossoneri), altri hanno preso il patentino e fanno anche altro (Toni è pure direttore sportivo) oppure stanno studiando adesso (Barzagli e De Rossi). L’unico in attività è l’eterno Gigi Buffon, anche se oggi sarà assente in questa speciale rimpatriata mondiale per un problema muscolare.

In campo si trovavano a memoria («Giocavamo ad occhi chiusi – disse Pirlo –: io lanciavo e lui scattava sul filo del fuorigioco») e hanno saputo condividere gioie (due Champions) e dolori (finale persa a Istanbul) in un doppio percorso opposto. Inzaghi era un idolo dei tifosi juventini ed è diventato una bandiera rossonera, Pirlo è stato una leggenda milanista ed ora è un simbolo bianconero fino a diventare il tecnico della prima squadra.

«Io non mi meraviglio che alleni – dice il tecnico del Benevento –: stiamo parlando di un campione che da giocatore ha vinto tutto. Siamo arrivati insieme al Milan e avevamo lo stesso procuratore, che lo propose ai rossoneri proprio nel giorno in cui firmai». Probabile sia stato l’unico assist di Inzaghi per Pirlo. «Pippo è un allenatore che si è messo in discussione – lo elogia – ha fatto un grande passo indietro dopo il Milan ed è stato ammirevole andando in Serie C. È un allenatore malato di calcio, bravo e preparato. Quindi è uno che arriverà sicuramente». Magari anche grazie ai Plasmon. [FINETESTO]—

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