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Fergnani fermo al palo «Pensare di perdere la stagione è sofferenza»

Dario Cavaliere
Fergnani fermo al palo «Pensare di perdere la stagione è sofferenza»

L’intera attività sciistica rimane ancora avvolta nell’incertezza Un problema per gli agonisti e anche per tutto l’indotto economico 

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il caso

Con il Covid-19 come sfondo, uno dei temi che tra sport e sociale sta tenendo sicuramente banco in questi giorni è lo sci. La montagna. L’Italia si è divisa in due grandi fazioni: chi è a favore dell’apertura degli impianti e chi invece vede l’eventuale decisione come la fonte di tutti i mali. Certo se immaginiamo la vicenda come nei cinepanettoni di Vanzina, il problema non si pone, ma la montagna va vista a 360 gradi e non solo come voglia di svago in settimana bianca. Necessita una decisione europea comune, mentre l’Austria già fa sapere che le piste nel suo territorio saranno aperte per non perdere la stagione turistica. Come sempre è possibile ritenere che la giusta misura stia nel mezzo, auspicando che i politici trovino un accordo che possa soddisfare tutti, anche se non sarà facile.

filo doppio

Ma cosa ne pensano del momento gli sportivi ferraresi legati a doppio filo con la neve? Marco Fergnani è al momento l’ideale capofila di quella pattuglia di agonisti estensi che dopo tanti anni di gare in giro per alpi e appennini ancora resiste con profitto, tant’è che nelle ultime stagioni è stato per ben tre volte campione regionale veneto Master. E per uno di pianura non è poco. «Faccio ancora questa attività sportiva con entusiasmo - dice Fergnani - e sono un sostenitore che a qualsiasi età fare sport all’aria aperta corrobori contro i malanni. Per lo sci spostamenti e levatacce non mi scoraggiano, ma pensare di dover perdere un’altra stagione (dopo la mezza del passato inverno; ndr) è pura sofferenza. Per cosa, poi? Per decisioni prese da chi a mio avviso non ha ben chiaro lo scenario».

«Il problema è la funivia? Autobus e metropolitane non sono un problema? Recentemente ero a Solda ad allenarmi in concomitanza con gare Fis, quindi con tanta gente e la mia esperienza è stata positiva. Funivia con tutti i vetri aperti, gente che saliva contingentata, distanziata e con le mascherine sul viso. Poi, quando scendi, sei da solo nel vento e lì problemi di contagio non ce ne sono. In albergo e al ristorante stesse regole che altrove... Insomma, credo che le restrizioni che vogliono imporre siano più dettate dalla figuraccia estiva che da effettiva cognizione di causa sull’inverno».

i club

Anche le associazioni stanno risentendo del momentaccio. Lo Sport Tech è l’ultimo superstite di un lungo elenco di sci club che animavano la Fisi ferrarese, ma sta facendo i conti con le incertezze legate al comparto neve. «Rispetto allo scorso anno abbiamo un calo vertiginoso dei soci - dice Davide Bianchi, dirigente dello Sport Tech -. Lo scorso anno di questi tempi eravamo sulle 80 tessere ed oggi siamo fermi a 20. Il nostro programma agonistico e turistico è pronto, ma siamo in attesa che si decidano». Spesso, poi, gli sci club hanno base presso negozi di articoli sportivi con un traino reciproco nelle attività. «Il negozio vede il 70% del suo fatturato derivante dallo sci e siamo fermi anche con le vendite - conclude Bianchi -. Le aziende capendo la gravità dicono che saranno comprensive, ma resta il fatto che siamo in difficoltà». —

Dario Cavaliere

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