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Soglietti, leader senza tempo dell’Ariosto I suoi gol per un’altra salvezza da applausi

dario cavaliere
Soglietti, leader senza tempo dell’Ariosto I suoi gol per un’altra salvezza da applausi

A 43 anni l’ala delle estensi fa ancora la differenza: «Sono una contropiedista ed ho il timing giusto per queste azioni»

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ferrara

Diciotto stagioni a Ferrara, quindici di queste con la fascia di capitano al braccio. Questo in estrema sintesi è il biglietto da visita di Katia Soglietti, la cui vita ha girato attorno allo sport e non viceversa. Traendo da questo l’energia vitale, Katia è ancora oggi colonna portante dell’Ariosto pallamano Ferrara nel campionato di serie A1. Torneo che sta osservando un periodo di sosta, prima degli ultimi due turni che faranno coincidere il giro di boa stagionale con le festività natalizie.

la salvezza

«Il nostro obiettivo stagionale era e resta la salvezza - esordisce la Soglietti -. In un campionato a tredici squadre con tre retrocessioni, con l’incognita Covid, tutto diventa poi complicatissimo. A questo punto della stagione è presto per sbilanciarsi; le ultime vittorie ci hanno dato morale, ma ci sarà ancora tanto da lottare».

«Lo spogliatoio fortunatamente è sano - prosegue Katia -. Abbiamo ridotto il roster inserendo parecchie giovanissime del vivaio, che stanno facendo un’ottima stagione. L’ambiente è sereno, si lavora nel migliore dei modi, con solo il covid come incubo. Noi facciamo tamponi tutte le settimane e questo ci mette parecchia ansia tutte le volte».

Per Katia si può certo dire che la pallamano sia la sua “vita”. Proveniente dal nuoto, ha iniziato nelle giovanili del Rubiera, per poi passare a Ferrara nel 2003. Per cinque anni ha fatto la pendolare per allenarsi e giocare, finché un bel giorno ha infilato tutto nel borsone sportivo e si è trasferita definitivamente all’ombra delle 4 Torri.

Ad una donna si chiede mai l’età, ma in tanti oggi la additano come esempio di longevità sportiva, il tutto suffragato dall’essere, a questo punto della stagione, la miglior realizzatrice dell’Ariosto ad un passo dalla top ten nazionale.

segreti

«Per dirla con una battuta, i miei segreti per questo sono ghiaccio e Brufen (ride; ndr); parlando seriamente, invece, posso ancora sopportare tutto questo grazie al lavoro che faccio quotidianamente, allenandomi di più degli altri, anche in estate, per stare al passo. Io gioco ala ed il ruolo mi preserva dallo scontro fisico costante, come accade per terzini o centrali, quindi dai possibili infortuni. Poi segno abbastanza, è vero. Sono una contropiedista; la pallamano oggi è cambiata parecchio e a mio avviso in meglio. Adesso forse c’è meno tattica ma più velocità e questo mi agevola, così come il mio ruolo. Ho il timing giusto per queste azioni; le compagne sono brave a servirmi e io cerco di sdebitarmi segnando».

«Sia noi come club, ma tutta la pallamano nazionale, sta ora seguendo i canoni delle nazioni top come la Spagna, che ha soppiantato la Danimarca o la Croazia di una volta». Parlando di pallamano cambiata rispetto al passato c’è l’aggancio giusto per aprire una pagina di storia che riporta al liceo Ariosto e all’Esteblok dei primi anni ’80.

luciana

«Una delle prime persone che conobbi venendo a Ferrara è stata Luciana Pareschi, l’anima della pallamano ferrarese. È una superdonna che dovrebbero clonare. La ammiro come figura sportiva e ancor di più perché è donna. Le mitiche ragazze dell’epoca le conosco tutte. Non ho avuto la possibilità di giocare con o contro di loro, ma so che hanno fatto veramente i miracoli, partendo da una scuola ed arrivando ad un passo dallo scudetto. Tutte noi oggi dobbiamo esser grate a Luciana e a loro per quello che hanno fatto».

«Katia fuori dalla palestra (ammesso che qualche volta ci vada; ndr) è una persona normale - dice di sé la Soglietti - che mantiene però la vena battagliera di quando corre dietro ad una palla. Persona disponibile, che fa mille cose ed è sempre esposta ai detrattori. Che ha una sola faccia e che dice quel che pensa nel bene e nel male. La mia maestra mi diceva di contare fino a dieci prima di rispondere ma io evidentemente so contare poco».

«Se ho in mente quando smetterò? No. Io fuori dal campo sto bene solo se so che presto vi ritornerò per giocare. Questa è la mia vera paura. Come reagirò alla routine una volta smessi i panni di atleta. Adesso non lo so e per questo mi sento male». A proposito: gli anni sono 43. —

dario cavaliere

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