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paolo negri 

da nenad e salamon una lezione dameditare

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Proprio ieri leggevamo un’interessantissima intervista ad Alex, ex sontuoso trequartista brasiliano, talmente forte che davanti allo stadio del Fenerbache, in Turchia, hanno eretto una statua in suo onore.

Bene, Alex - che ha smesso di giocare sei anni fa - si è preparato, ha studiato, e dall’imminente 2021 inizierà ad allenare, e nell’illustrare le sue idee ha dichiarato: «Mi interessa la persona. Nel calcio, in generale, si guarda poco alla questione individuale. Ma è molto difficile entrare in campo, sbagliare un passaggio, soffrire una critica. Ovvio, c’è la parte tattica, c’è la parte tecnica, ma dobbiamo anche considerare e preoccuparci degli esseri umani».

Leggendo queste riflessioni, il pensiero - nell’ottica della quotidiana realtà spallina - è andato immediatamente a Nenad Tomovic e Bartosz Salamon. Uno era criticato, l’altro quasi indesiderato. Nella scorsa stagione, intendiamo. Tomovic messo all’indice, Salamon misteriosamente emarginato per motivi che forse un giorno ci verranno spiegati. La ruota gira. Adesso, in pochi mesi, sono diventati due pilastri della difesa biancazzurra, due punti fermi della Spal in generale.

È una lezione su cui dobbiamo meditare. Tutti noi. Perché dietro qualsiasi professionista (in ogni ambito) c’è sempre un essere umano, con la sua sensibilità, i suoi problemi, le sue qualità, il proprio modo di approcciarsi alle situazioni. Tomovic e Salamon ci fanno riflettere. Errori e meriti non possono mai far dimenticare l’uomo.—

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