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La bella parabola di Tomovic Da deludente ad insostituibile

p.n.
La bella parabola di Tomovic Da deludente ad insostituibile

Il difensore centrale è sempre stato schierato da Marino ed ha disputato il 100% dei minuti  Offrendo un rendimento più sicuro di gara in gara e costantemente di alto livello 

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il personaggio

Potremmo chiamarlo signor 100%. Per un motivo molto semplice: ha giocato tutti i minuti di tutte le partite di campionato disputate finora dalla Spal.

la parabola

Nenad Tomovic è il biancazzurro più utilizzato da mister Marino. Alzi la mano chi l’avrebbe detto, all’alba di questa stagione. Al di là del fatto che il difensore fosse sul mercato, in partenza, più volte vicinissimo ad un trasferimento (Spezia e soprattutto Verona), restavano le scorie dello scorso campionato di serie A culminato in una retrocessione scritta con largo anticipo. Un’annata nera per molti, per quasi tutti, ma che Tomovic ha attraversato anche tra rigori provocati, cartellini (un rosso), ben tredici panchine, prestazioni raramente confortanti. Un paradosso, se vogliamo, per un elemento dalla carriera spesa interamente ad alti livelli, mai sceso al di sotto della serie A e 22 volte Nazionale serbo. Evidentemente la spirale negativa della Spal 2019/20 non ha guardato in faccia a valori e curriculum. Tomovic ha avuto la forza ed il merito di rimettersi in gioco. D’altra parte, uno che per chissà quante volte è uscito dal tunnel che porta sul campo del Marakana non può avere paura. Di niente. Poi, chiaro, entrano in gioco tanti fattori. Motivazioni individuali. Esperienza. Valori che non possono essere andati smarriti. Ed il ruolo dell’allenatore.

Il mister

Pasquale Marino ha tanti meriti. Con Tomovic come con altri. Nessun preconcetto. Capacità di valutare, valorizzare e sfruttare il materiale a disposizione. Un lato da pedagogo. Lucida analisi tecnico-tattica. Riconoscimento dei meriti, unico o principale criterio per schierare questo e quello. Così ha assemblato la Spal, l’ha forgiata, portata a regime, così le ha dato identità e l’ha fatta decollare. Singoli e collettivo. Collettivo e singoli. Sembra facile.

sempre in campo

Titolare in precampionato. Titolare in campionato. Difensore centrale di centro-sinistra. Difensore centrale di centro-destra. Perno centrale della retroguardia quando è entrato dopo l’intervallo in Coppa Italia contro il Monza. Dove viene messo, gioca. E bene. Un rendimento in costante crescita. Leader silenzioso ed indispensabile, in una realtà come questa della serie B in cui la giovane Spal necessita di trascinatori di esperienza. Quelli che stanno assumendo pienamente il proprio ruolo.

Dunque, nove giornate di campionato, nove partite in cui Tomovic ha vestito il suo numero 4 dal primo all’ultimo minuto. Si chiama continuità. E la si può definire anche affidabilità. Un apporto concretizzatosi in prestazioni individuali di livello sempre più performante andate di pari passo con la crescita complessiva della Spal.

identità e solidità

Giunta a un’identità tattica, di gioco, di stile, di mentalità, via via capace di conferire solidità alla squadra. Le attuali cinque vittorie consecutive, con le ultime quattro gare senza reti al passivo, ne sono la testimonianza più probante. Lavoro collettivo, merito di tutti i reparti, ma si rifletta: Berisha; Salamon-Vicari-Tomovic contro il Vicenza. Idem a Reggio Calabria.

Berisha; Tomovic-Vicari-Ranieri contro la Salernitana.

Thiam; Okoli-Salamon-Tomovic nella gara col Pescara.

Thiam; Tomovic-Salamon-Sernicola lunedì a Chiavari.

I continui e forzati mutamenti nel settore arretrato non hanno condizionato od affievolito il rendimento della Spal, la sua tenuta, il rendimento della retroguardia. Sono segnali di estrema importanza.

prospettive

Adesso bisogna continure. Il più possibile ed il più a lungo possibile. È... possibile? Bisogna crederlo, pur sapendo che qualche oscillazione e cedimento sarà di ordine fisiologico. Ma questa Spal e questo Tomovic ispirano fiducia. La stagione del riscatto sportivo potrebbe davvero rivelarsi tale, se la barra verrà mantenuta dritta. Di certo, per adesso Nenad Tomovic merita un plauso per la personalità, la cultura del lavoro ed il gusto della sfida, oltre - ovvio - che per il rendimento. E, si badi, non saliamo sul carro del vincitore (non solo momentaneo, si spera). Perché siamo tra quelli che la mano non l’avrebbero alzata.

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